Gioverebbe molto
di più alla salute ed alle tasche degli italiani
se, nell'ambito della Sanità, il noto slogan
"Prevenire è meglio
che curare" fosse applicato in modo
più concreto e su più larga scala
in riferimento a tutte le malattie comprese quelle che
colpiscono gli occhi e che, se trascurate per una sottovalutazione
dei sintomi iniziali, potrebbero arrecare seri e irreversibili
danni alla persona, indipendentemente dall'età.
Il glaucoma è, ad esempio, una di queste patologie
ad alto rischio di "esordio in sordina". Ne
abbiamo parlato con, il Prof. Nicola
Pescosolido, Docente presso l'Istituto di
Oftalmologia dell'Università degli Studi di Roma
"La Sapienza" I° Facoltà, Responsabile
del Reparto Glaucoma.
Cosa
è il glaucoma?
Il più frequente,
direi "classico", è quello
iperbarico caratterizzato dalla cosiddetta
triade, cioè dalla pressione oculare aumentata,
escavazione della testa del nervo ottico e danno perimetrico
specifico. In questi casi il fattore di rischio di danneggiamento
della testa del nervo ottico viene svolto dalla pressione
oculare.
Come
viene curato?
La terapia, rivoluzionata
in quest'ultimi vent'anni, utilizza un'immensa mole
di farmaci affiancati, in caso di necessità,
da trattamenti parachirugici con possibilità
buone, certo non sicure, che si abbia una risoluzione
del processo. Ben diverso invece il discorso per quanto
riguarda un altro tipo di glaucoma, frequente in misura
minore, quello a pressione
normale ed in cui il fattore di rischio della
pressione sembrerebbe non avere un ruolo rilevante.
Il paziente presenterà escavazione papillare,
una perdita del campo visivo con pressione fisiologica
ai limiti della norma.
Ciò può verificarsi
anche al di là della presenza di una pressione
sanguigna alta?
Sì perché
non c'è una correlazione.
Perché allora, nonostante
una pressione oculare normale, si verificano danneggiamenti?
Secondo l'ipotesi più
accreditata, più che mai rilevante è il
fattore vascolare, nel senso che via sia un danno di
percussione nella testa del nervo ottico che non sarebbe
più ben irrorato dal sangue.
Ovviamente questi sono casi
di patologia ormai conclamati. Che fare per prevenirli?
Oggi non è facile
perché i mezzi a disposizione teoricamente ci
sono nella letteratura e nella sperimentazione, però
poi entriamo purtroppo in una sfera economica, vale
a dire nella disponibilità di un ospedale di
avere certe strumentazioni che possono aiutare a controllare
la malattia in una fase molto precoce.
Quali sarebbero questi strumenti?
L'eco-doppler dotato
di sonde particolari per studiare la circolazione del
bulbo oculare. A Roma è molto difficile trovare
chirurghi vascolari che dispongono di questa strumentazione.
Ed il
suo reparto non ce l'ha?
Che io sappia, no.
Studi che si dovrebbe fare sono la flussimetria
capillare finalizzata
a meglio comprendere la circolazione dei capillari del
nervo ottico, poi l'obf per
misurare il polso oculare pulsatile, cioè la
circolazione ideale. Occorrerebbe poi un apparecchio
che si chiama HRT
per studiare l'evoluzione del danno della testa del
nervo ottico addirittura quattro anni prima che si evidenzino
i danni funzionali. Un altro esame necessario per una
diagnosi precoce è la polarimetria che serve
a studiare lo spessore delle fibre nervose intorno alla
testa del nervo.
Questi strumenti di ricerca
vengono invece utilizzati nelle strutture private?
Sì
E gli
esami sono molto costosi?
Indubbiamente, come del resto
lo sono anche le apparecchiature.
Ma non dovreste essere voi,
come Università, a svolgere il ruolo di ricerca?
Dovremmo essere noi
a dire ai privati se può essere più o
meno utile comprare un determinato apparecchio, e quindi
esplicare una funzione di guida scientifica che poi
dovrebbe trasformarsi in clinica.
E ciò non avviene?
Limitatamente per la parte che
io conosco nelle strutture nostre, abbiamo perso questa
funzione.
Scusi, ma perché?
Il Policlinico è
carente economicamente, non vedo soldi. Io sono entrato
in questa struttura nel 1976 e da allora non è
stato comprato un apparecchio.
In una tale situazione Lei
come si sente in quanto Professore universitario?
Avvilito! La nostra
cultura ormai è quella che andiamo ad attingere
dai libri, dalle riviste, cioè da chi è
più fortunato di noi, da chi ha magari la possibilità
di comprarsi privatamente questi nuovi strumenti.
In termini
pratici ciò significa che la maggior dei cittadini
non può usufruire dei vantaggi derivanti da queste
innovazioni tecnologiche?
Dal momento
che il prezzo di tali indagini oscilla intorno alle
300.000 lire, è consequenziale che non tutti
possono permetterseli. La prevenzione dovrebbe concretizzarsi
in qualcosa di costruttivo.
Nella
prospettiva di privatizzazione anche nel campo della
Sanità, quali richieste fa al nuovo governo per
il futuro della ricerca e per il benessere dei pazienti?
Riqualificare
la nostra struttura non a parole, ma con idonei strumenti
in modo tale da poter lavorare a livello, non dico eccellente,
ma almeno dignitoso. Auspicabile una Rinascita
Scientifica. Non dobbiamo essere un ospedale
a tutti i costi nel senso che dobbiamo semplicemente
trattare una malattia, ma dovremmo cercare di capirne
le cause dell'insorgenza e per questo occorrono i mezzi.
Il nostro attualmente, e lo ribadisco, è uno
studio clinico e non di ricerca. In merito ad essa noi
siamo delle colonie americane. I farmaci vengono
tutti dalla America e siamo degli applicatori di colliri
forniti dagli Stati Uniti.
Voi
come reparto "Glaucoma " cosa trattate?
Interveniamo
solo sulla sintomatologia. Siamo esecutori di istruzioni
altrui e ciò nel corso del tempo deprime l'attività
intellettuale.
Quando
si è aggravato un simile processo di dequalificazione
del vostro ruolo?
Negli ultimi
venticinque anni.
Qual
è l'intervento di cui andate più fieri
in quanto più riuscito dal punto di vista chirurgico
e meno conosciuto dalla opinione pubblica?
Occupandomi
solo di diagnosi e di prevenzioni, gl'interventi chirurgici,
ritenuti necessari per il paziente, vengono effettuati
nel reparto del Prof. Cruciani.
La trabeculetomia
è quello più classico per il glaucoma,
si effettua in anestesia locale e con ottime possibilità
di successo. Meno noti sono la sclerectomia
profonda e la discocanalostomia,
i più recenti interventi per il trattamento della
patologia glaucomatosa; in parte possono essere eseguiti
anche con il laser, sempre in anestesia locale, con
la puntualizzazione che la discocalostomia offrirebbe
meno possibilità di rischio infettivo post-operatorio.
Voi
medici universitari come vi vedete nel futuro?
Io so semplicemente
che con un rinnovamento degli edifici e nuove strumentazioni
qui dentro staremmo benissimo perché avremmo
la soddisfazione di lavorare bene. Ma un simile processo,
partendo oggi, potrebbe essere forse portato a termine
solo tra una ventina d'anni.
Si considera
quindi un rassegnato?
Un po' deluso
della scelta fatta tanti anni fa!
MARIA ROSARIA SANGIUOLO