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"Servizio
militare femminile, tra storia, attualità, cinema
e arte" questo il tema della mostra
e della conferenza "a più voci" dal
titolo "donne in armi"
organizzate dall'Associazione "Eserciti
e Popoli" e che hanno avuto luogo il
31 Ottobre 2001 presso il Circolo Ufficiali delle Forze
Armate d'Italia di Roma (Palazzo Barberini, Via IVFontane,
13).
Alla tavola rotonda presieduta dal Senatore Umberto
Cappuzzo, sono intervenuti il Tenente .Gen.
Gualtiero Stefanon;
il sottotenente Debora Corbi,
la Prof. Gabriella Pasqualini;
il Brigadiere Generale Vittorio
De Bonis ed il Prof. Ernesto
Laura. Un'occasione per parlare del tema
"donne in armi" da vari punti di vista e per
fare anche, a distanza di due anni, un bilancio della
legge che ha consentito alle donne di entrare nell'Esercito.
Molti i quesiti posti tra i quali, ad esempio, se l'innovazione
legislativa stia comportando problemi sul piano della
relazione uomo- donna all'interno della struttura. In
merito alle molestie sessuali è emerso che la
società europea è diversa da quella degli
Stati Uniti. Certamente alcune espressioni sono da eliminare
in qualsiasi ambito di lavoro, ma probabilmente in Europa
non accadranno le stesse cose avvenute negli USA o nel
Canada. In Italia un tale processo di cambiamento potrebbe
comportare qualche rischio di questo genere, ma semplicemente
per il fatto che per vocazione l'ambiente militare è
maschilista. La colpa non sarebbe delle donne, ma dell'uomo
che le dovrebbe rispettare. Il tempo certamente provvederà
ad equilibrare la situazione.
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Sul piano del reclutamento, le
Forze Armate utilizzeranno il criterio della
gradualità. Dopo l'apertura agli ufficiali ed
ai sottufficiali, nel 2003 sarà consentito alla
massa di accedere al personale di truppa. Si pensa ad
un reclutamento di circa 15000 unità femminili.
La carriera militare non deve rappresentare per la donna,
come del resto per l'uomo, un semplice sbocco lavorativo,
bensì l'approccio coerente ad una carriera di
cui responsabilmente saranno stati valutati sia gli
onori sia gli oneri ed i rischi. Ciò sembra stia
già accadendo se si considera che, a paragone
dell'enorme numero di domande presentate nel primo concorso,
nel secondo,quello del 2001, la percentuale d'affluenza
è diminuita circa del 50% a dimostrazione che
dopo l'ondata d'entusiasmo, scatenata dalla campagna
pubblicitaria, nelle donne è poi subentrata una
seria riflessione.
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C'è un
limite di quote? Sì, in questo momento
di transizione e di modello di difesa, ma nel futuro
sarà eliminato. La legge, che é di principio,
apre le porte come volontarie alle donne nelle Forze
Armate. Il decreto applicativo riguarda tre aspetti:
idoneità fisica,
impiego reclutamento,
stato giuridico che per estensione non ha
sbarramenti. Lo spettro, come si può notare,
è dunque totale anche se si è ancora nella
prima fase, dalla quale poi usciranno i formatori
che determineranno il futuro delle F.A.
MARIA ROSARIA SANGIUOLO