03/11/2001




DONNE IN ARMI

L'ambasciatore nigeriano Chief Etim Okpoyo

"Servizio militare femminile, tra storia, attualità, cinema e arte" questo il tema della mostra e della conferenza "a più voci" dal titolo "donne in armi" organizzate dall'Associazione "Eserciti e Popoli" e che hanno avuto luogo il 31 Ottobre 2001 presso il Circolo Ufficiali delle Forze Armate d'Italia di Roma (Palazzo Barberini, Via IVFontane, 13).
Alla tavola rotonda presieduta dal Senatore Umberto Cappuzzo, sono intervenuti il Tenente .Gen. Gualtiero Stefanon; il sottotenente Debora Corbi, la Prof. Gabriella Pasqualini; il Brigadiere Generale Vittorio De Bonis ed il Prof. Ernesto Laura. Un'occasione per parlare del tema "donne in armi" da vari punti di vista e per fare anche, a distanza di due anni, un bilancio della legge che ha consentito alle donne di entrare nell'Esercito. Molti i quesiti posti tra i quali, ad esempio, se l'innovazione legislativa stia comportando problemi sul piano della relazione uomo- donna all'interno della struttura. In merito alle molestie sessuali è emerso che la società europea è diversa da quella degli Stati Uniti. Certamente alcune espressioni sono da eliminare in qualsiasi ambito di lavoro, ma probabilmente in Europa non accadranno le stesse cose avvenute negli USA o nel Canada. In Italia un tale processo di cambiamento potrebbe comportare qualche rischio di questo genere, ma semplicemente per il fatto che per vocazione l'ambiente militare è maschilista. La colpa non sarebbe delle donne, ma dell'uomo che le dovrebbe rispettare. Il tempo certamente provvederà ad equilibrare la situazione.

Sul piano del reclutamento, le Forze Armate utilizzeranno il criterio della gradualità. Dopo l'apertura agli ufficiali ed ai sottufficiali, nel 2003 sarà consentito alla massa di accedere al personale di truppa. Si pensa ad un reclutamento di circa 15000 unità femminili. La carriera militare non deve rappresentare per la donna, come del resto per l'uomo, un semplice sbocco lavorativo, bensì l'approccio coerente ad una carriera di cui responsabilmente saranno stati valutati sia gli onori sia gli oneri ed i rischi. Ciò sembra stia già accadendo se si considera che, a paragone dell'enorme numero di domande presentate nel primo concorso, nel secondo,quello del 2001, la percentuale d'affluenza è diminuita circa del 50% a dimostrazione che dopo l'ondata d'entusiasmo, scatenata dalla campagna pubblicitaria, nelle donne è poi subentrata una seria riflessione.

C'è un limite di quote? Sì, in questo momento di transizione e di modello di difesa, ma nel futuro sarà eliminato. La legge, che é di principio, apre le porte come volontarie alle donne nelle Forze Armate. Il decreto applicativo riguarda tre aspetti: idoneità fisica, impiego reclutamento, stato giuridico che per estensione non ha sbarramenti. Lo spettro, come si può notare, è dunque totale anche se si è ancora nella prima fase, dalla quale poi usciranno i formatori che determineranno il futuro delle F.A.

MARIA ROSARIA SANGIUOLO

 

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