Secondo i dati italiani i malati
di diabete sono due milioni. Il numero dovrebbe essere
più consistente se consideriamo l'ipotesi più
accreditata secondo la quale altri due milioni non sanno
di esserlo! Di fronte a questi dati allarmistici poniamo
alcune domande al Senatore Cesare
Cursi, in qualità di Sottosegretario
al Ministero della Salute.
Non le sembra che questa patologia
debba ritenersi una malattia sociale?
Il diabete rappresenta uno dei
maggiori problemi sanitari del nostro Paese che colpisce
circa il 4% della popolazione. Questa malattia viene,
oggi, definita "epidemia" a causa dell'enorme
incremento che avrà nei prossimi vent'anni non
solo in Italia ma anche nel resto del mondo: Si passerà,
infatti, a livello mondiale da circa 110 milioni a 300
milioni di soggetti affetti da questa patologia. In
Italia sono presenti circa 2 milioni di persone diabetiche
ed, ogni anno, si registrano circa 150 mila nuovi casi,
con un ritmo di crescita pari al 5%. Particolarmente
allarmante, è inoltre, l'aumento d'incidenza
nei bambini. Per questo motivo nei paesi occidentali
il diabete è, ormai, riconosciuto come malattia
di altissimo interesse sociale.
Non
combatterla adeguatamente sottopone i diabetici a pericoli
gravissimi per le numerose conseguenze della malattia:
infarto al miocardio, retinopatia, nefropatia, insufficienza
cardiaca, ictus cerebrale e impotenza.Queste conseguenze
non aggravano l'onere economico della spesa pubblica
relativa alla sanità?
Il costo sociale del diabete
è estremamente elevato: basti pensare alle sue
complicanze, prima
la cardiovasculopatia, la retinopatia che conduce alla
cecità, la nefropatia che conduce spesso
alla dialisi, le amputazioni ed al costo dell'assistenza
per i ricoveri ospedalieri e per i trattamenti degli
esiti invalidanti.
L'Organizzazione
Mondiale della Sanità ha recentemente comunicato
che nei prossimi anni ci sarà una crescita della
malattia, e tra vent'anni, i diabetici di tutto il mondo
saranno il doppio di quelli attuali 300 milioni anziché
150 e che questa malattia colpirà anche i Paesi
sottosviluppati. Questi dati apocalittici non consigliano
il Ministero della Salute ad intervenire con un'accurata
prevenzione?
Sono allo studio di questo Ministero,
al fine di promuovere attività di prevenzione
primaria, secondaria e di riabilitazione, varie iniziative
rivolte alla verifica dell'applicazione delle norme
vigenti.
Come spiega il rischio dell'espansione
della malattia nelle zone povere del terzo mondo?
Un aumento del diabete nei paesi
del terzo mondo si può spiegare con le nuove
cattive abitudini alimentari quando, in seguito ad un
improvviso miglioramento del tenore di vita o quindi
della quantità e qualità dell'alimentazione,
si passa da una dieta povera di zuccheri ad una ricca.
In tali situazioni si è notato l'esplodere di
vere e proprie epidemie di diabete di tipo 2. Per il
diabete di tipo 1 non ci sono ancora notizie precise
in merito.
L'80% dei soggetti iperglicemici
sono obesi, come incidono l'errata alimentazione e la
mancanza di un'attività sportiva nei soggetti
affetti dalla patologia del diabete?
Una regolare e modesta attività
fisica consente di mantenere il nostro organismo in
condizioni di salute e buonumore. Nel paziente diabetico
l'esercizio fisico di lieve o moderata intensità
induce modifiche positive del metabolismo (migliore
utilizzazione del glucosio e abbassamento dei livelli
dei grassi nel sangue), del sistema cardiocircolatorio
delle funzioni ormonali e del sistema nervoso. La cattiva
alimentazione, l'obesità, la mancanza di attività
fisica, l'alcol ed il fumo sono tutti fattori di rischio
per gli adolescenti. Pertanto, sin dall'età scolare,
sarebbe auspicabile, attraverso vari mezzi di informazione,
educare gli stessi ad adattare comportamenti e stili
di vita in grado di favorire la salute e ridurre i fattori
di rischio.
La mancanza
di una sana alimentazione non sottopone a rischio gli
individui in età scolare? Come si dovrebbe intervenire
per salvaguardare queste nuove generazioni?
Quale ruolo potrebbero assumere i mezzi d'informazione
e soprattutto quelli scientifici?
In quest'immane battaglia contro
un male subdolo e dalle proporzioni smisurate ed in
continua crescita, fondamentale è il ruolo svolto
dai Centri diabetologici.
Le sembrano
sufficienti e ben distribuiti sul territorio nazionale?
Quando saranno potenziati?
E' allo studio di questo Ministero
un piano di lavoro volto ad acquisire informazione sulla
rete dei servizi attualmente disponibili sul territorio
nazionale e sulle modalità assistenziali adattate
a livello locale, al fine di favorire percorsi che garantiscono
uniformità di risposte e continuità di
tutela al paziente diabetico.
Senza volere entrare nel merito
di quanto promesso e realizzato nel proficuo lavoro
dei cento giorni del Governo Berlusconi, analizziamo
un'altra sfaccettatura della tempestività nel
rappresentante politico, Senatore Cesare Cursi. Nei
mesi scorsi abbiamo apprezzato la Sua sollecitudine
e capacità di soluzione nel provvedimento ministeriale,
del quale è stato protagonista, che per la prima
volta regolamenta e saggiamente vieta l'importazione
e la vendita delle pellicce di animali domestici.
Intervenire con tempestività rappresenta soltanto
un caso sporadico nel Suo mandato o piuttosto caratterizza
un modo diverso di operare e di fare politica?
ALBERTO
DE MARCO