25/ 10/2002



 


21 Ottobre 2002 Castello di Priverno

SEMINARIO

CeAS

da sx :Calvi sul podio-R.Priore-F.Imposimato-A.Ceci.- G.Papalia-S.DambruosoIl 21 Ottobre 2002 , al castello di Priverno, si è svolto un interessante Seminario, organizzato dal CeAs, in collaborazione con Link Campus University e l'Università La Sapienza-Psicologia Forense ed il cui tema centrale, Simbolo, segno e significato delle nuove BR-PCC , è stato affrontato in modo articolato ed approfondito sia sotto l'aspetto dell'analisi documentale, con riferimento ai delitti D'Antona e Biagi, sia dal punto delle varie metodologie da utilizzare anche nel campo dell'Intelligence al fine di contrastare qualunque fenomeno di rinascente terrorismo nel nostro paese tenendo conto degli eventuali legami con centrali del terrorismo internazionale di matrice islamica. Gli argomenti all'ordine del giorno (Metodologie d'analisi dei documenti; Analisi e tecniche investigative; La psicobiografia; Le analisi quantitative e qualitative dei testi; L'analisi dei documenti recenti (D'Antona, Biagi e altri); Comparazione tra vecchi e nuovi documenti; L'analisi del contenuto; Analisi e decodificazione simbolica; Analisi e metodi di previsione; Analisi e sicurezza; Simbologia; Analisi del comportamento; Fuzzy Analysis; Metodologia dell'interpretazione; Informazione; Controinformazione; Controllo dell'informazione; Intossicazione dell'informazione ; Analisi nell'epoca d'Internet) sono stati trattati, secondo le loro specifiche competenze, dai numerosi relatori presenti. Alcuni nomi : Sen. Maurizio Calvi Presidente Ce.A.S che con la sua introduzione "Il delirio del terrore", ha aperto i lavori della giornata, il Dott. Alessandro Ceci Responsabile Scientifico Ce.A.S., Francesco Bruno, Professore di Psicopatologia Forense - Un. Di Roma" La Sapienza", Prof. Silvio Ciappi Ricercatore criminologo Università di Siena, la Prof.ssa Simonetta Costanzo, Dott. Stefano Dambruoso, Lucio De Iorio Professore di Psicologia sociale Università di Roma III, Prof. Francesco Franci, Presidente INTERPRODUCTIONS, Presidente AISCRIS, Sen. Ferdinando Imposimato, ex magistrato, il Dott. Guido Papalia, Procuratore della Repubblica di Verona; il Dr. Paolo Piras Criminologo, collab. Un. Di Roma" La Sapienza" ; il Dott. Rosario Priore; Dott. Sandro Provvisionato; Ten. Col. Dott. Umberto Rapetto; Dott. Gianni Ricci - Università di Modena e Reggio Emilia; Dr. Carlo Schenardi Medico-legale, criminologo collab. Un. Di Roma" La Sapienza", la Dott.ssa Patrizia Surace Avvocato, criminologo, collab. Un. Di Roma" La Sapienza". Unanime è stata la preoccupazione per la configurazione dell'attuale scenario internazionale che dall'11 Settembre 2001 non può che stimolare la ricerca di studi, di tecnologie e tecniche investigative finalizzate a prevenire ed a contrastare il pericolo di un terrorismo planetario, visibilmente in atto, che quotidianamente colpisce a sorpresa. Un chiaro invito certo a non eccedere in allarmismi ma neanche ad abbassare la soglia della vigilanza.

L'Italia corre rischi di terrorismo di matrice islamica?
Dott.R.Priore
A mio avviso, i rischi ci sono. - risponde il Dott. Rosario Priore, giudice istruttore per la strage di Ustica- Non si può essere del tutto ottimisti , occorre affrontare la questione del terrorismo con estremo realismo. Il problema più grave è quello del terrorismo di matrice islamica, un termine ormai usato per indicare efficacemente quale sia la natura del tipo di terrorismo che sta imperversando in tutto il pianeta, da Bali ai paesi della costa africana, del Medio Oriente, oltre che ad essere presente con insediamenti e come attività di attentati nel territorio dei paesi dell'Occidente.
Gli attuali strumenti dell'Intelligence sono in grado di realizzare un'efficace prevenzione, di garantire un buon grado di sicurezza? Rischiamo anche noi un 11 Settembre?
Secondo me gli strumenti dell'Intelligence dell'intero Occidente sono efficaci, i vari servizi si muovono con sapienza, sanno monitorare i fenomeni e compiere anche delle operazioni abbastanza esatte. Il problema è che poi ci sono molte difficoltà nella reazione, cioè è difficile operare. Una cosa è sapere, un'altra è operare. In Italia spesso abbiamo avuto dei preavvisi di quello che sarebbe successo e purtroppo spesso non sono stati ascoltati ed altrettanto spesso non è stata posta in essere nessuna reazione efficace. Poi in Italia abbiamo un altro particolare problema:abbiamo ottimi servizi, efficienti polizie giudiziarie ma c'è, a valle di tutto, il problema della giustizia troppo lenta, incapace di perseguire i fatti e poi, quando si giunge a delle sentenze, dopo molti anni di distanza, intervengono dei meccanismi tali per cui la persona, i gruppi, le organizzazioni che sono state sottoposte a procedimenti penali, in un modo o nell'altro se la cavano con sanzioni molto blande.

Nel corso del seminario è stato detto che in Italia sono presenti circa 2000 Moshadin. Sono cellule "dormienti"?

Non ritengo che siano dormienti, cioè in letargo. In effetti, a parer mio, si muovono perchè raccolgono armi, instaurano rapporti, producono documenti, lasciano indisturbati il nostro territorio ed altrettanto indisturbati rientrano dopo aver seguito delle istruzioni paramilitari o addirittura militari in campi d'addestramento in paesi che non infrequentemente i nostri servizi hanno ben identificato.
Come bloccarli onde evitare che possano nuocerci?
I modi ci sono, certo non possiamo buttare a mare tutto il sistema delle garanzie, però il legislatore, se si applica, può riuscire a trovare dei nuovi sistemi giuridici, sempre nell'ambito dei principi costituzionali, capaci di impedire che queste organizzazioni si radichino sempre di più nel nostro paese.
Questa sarebbe però una strategia a lungo termine?
Certamente, e non dispero che il Parlamento, il Governo e le forze vi pongano mano nel più breve tempo possibile.

Sen.F.ImposimatoAnche per il Senatore Ferdinando Imposimato, il magistrato che si occupò del CASO MORO e dell'attentato al Papa Woityla, non è infondato il timore di rischio di un terrorismo di matrice islamica in Italia in base al fatto, e ha tenuto a rilevarlo, che le BR hanno ripetutamente affermato nei loro comunicati, a partire da quello di D'Antona per proseguire con quello di Biagi, che hanno come punto di riferimento Osama Bin Laden e lo considerano come la punta di diamante della lotta all'imperialismo degli Stati Uniti e quindi che le nostre BR sono in perfetta sintonia con la strategia di Osama Bin Laden.
Ciò cosa può comportare?
Se si crea questa saldatura, noi ne vedremo delle belle perché già in passato le BR erano collegate con i terrorismi medio-orientali che fornivano armi, finanziamenti, rifugi, esplosivi, missili. Dal 1978 all''81 carichi d'armi provenienti dal Medio -Oriente sono stati forniti dal terrorismo islamico e palestinese alle Brigate Rosse. Questo scenario si può ripetere perché le BR quando sono prese dalla necessità di continuare ad "operare" nel campo della lotta allo Stato ed alle istituzioni, si avvalgono di tutti gli aiuti possibili ed immaginabili.
Gli obiettivi sarebbero dunque comuni?
Sì, le simpatie delle BR vanno a Saddam Husseim, all'Irak, come del resto quelle di Al Qaeda. Questo filo conduttore può determinare in Italia una situazione incandescente.
Il comune cittadino, a questo punto, che deve fare?
Deve essere sempre all'erta. Io sono contro l'allarmismo, ma sono per l'allarme perché questa è una guerra che coinvolge non solo le forze istituzionali, ma anche i cittadini che dovunque siano possano essere possibili obiettivi. Quando quindi i cittadini si accorgono di una situazione di pericolo, devono immediatamente segnalarla.
L'attività d'Intelligence e gli apparati per la sicurezza sono adeguatamente preparati per 'attuale momento storico?
Sono a buon livello di controllo, ma c'è sempre il rischio di una mancata attenzione a fatti che non sono sempre percepibili perché gli obiettivi sono troppo numerosi e dunque la collaborazione dei cittadini è indispensabile, oggi come in passato, per evitare attacchi o stragi.
Lei oggi, nel corso del Seminario, ha espresso il timore di possibili attentati a breve termine.
In passato hanno già tentato di colpire il Papa. Pensi che uno degli autori del tentativo di eliminare il Papa, dopo l'attentato del 13 Maggio, è lo stesso che ha messo cinquanta tonnellate d'esplosivo nel Wordl-Trade -Center e questo terrorista, un vero e proprio pericolo pubblico, è ancora in libertà.
Per una maggiore tranquillità?
Sentirsi sempre impegnati in una nuova forma di guerra!

Un consiglio indubbiamente paradossale, ma da prendere in seria considerazione!

MARIA ROSARIA SANGIUOLO

 

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