Il
21 Ottobre 2002
, al castello di Priverno,
si è svolto un interessante Seminario, organizzato
dal CeAs, in collaborazione
con Link Campus University
e l'Università La Sapienza-Psicologia
Forense ed il cui tema centrale, Simbolo,
segno e significato delle nuove BR-PCC
, è stato affrontato in modo articolato ed approfondito
sia sotto l'aspetto dell'analisi documentale, con riferimento
ai delitti D'Antona
e Biagi, sia dal
punto delle varie metodologie da utilizzare anche nel
campo dell'Intelligence al fine di contrastare qualunque
fenomeno di rinascente terrorismo
nel nostro paese tenendo conto degli eventuali legami
con centrali del terrorismo
internazionale di matrice islamica. Gli argomenti
all'ordine del giorno (Metodologie d'analisi dei documenti;
Analisi e tecniche investigative; La psicobiografia;
Le analisi quantitative e qualitative dei testi; L'analisi
dei documenti recenti (D'Antona, Biagi e altri); Comparazione
tra vecchi e nuovi documenti; L'analisi del contenuto;
Analisi e decodificazione simbolica; Analisi e metodi
di previsione; Analisi e sicurezza; Simbologia; Analisi
del comportamento; Fuzzy Analysis; Metodologia dell'interpretazione;
Informazione; Controinformazione; Controllo dell'informazione;
Intossicazione dell'informazione ; Analisi nell'epoca
d'Internet) sono stati trattati, secondo le loro specifiche
competenze, dai numerosi relatori presenti. Alcuni nomi
: Sen. Maurizio Calvi
Presidente Ce.A.S che con la sua introduzione "Il
delirio del terrore", ha aperto i lavori
della giornata, il Dott. Alessandro
Ceci Responsabile Scientifico Ce.A.S., Francesco
Bruno, Professore di Psicopatologia Forense
- Un. Di Roma" La Sapienza", Prof. Silvio
Ciappi Ricercatore criminologo Università
di Siena, la Prof.ssa Simonetta
Costanzo, Dott. Stefano
Dambruoso, Lucio
De Iorio Professore di Psicologia sociale
Università di Roma III, Prof. Francesco
Franci, Presidente INTERPRODUCTIONS,
Presidente AISCRIS,
Sen. Ferdinando Imposimato,
ex magistrato, il Dott. Guido
Papalia, Procuratore della Repubblica di
Verona; il Dr. Paolo Piras
Criminologo, collab. Un. Di Roma" La
Sapienza" ; il Dott. Rosario
Priore; Dott. Sandro
Provvisionato; Ten. Col. Dott. Umberto
Rapetto; Dott. Gianni
Ricci - Università di Modena e Reggio
Emilia; Dr. Carlo Schenardi
Medico-legale, criminologo collab. Un. Di Roma"
La Sapienza", la Dott.ssa Patrizia
Surace Avvocato, criminologo, collab. Un.
Di Roma" La Sapienza". Unanime è stata
la preoccupazione per la configurazione dell'attuale
scenario internazionale che dall'11
Settembre 2001 non può che stimolare
la ricerca di studi, di tecnologie e tecniche investigative
finalizzate a prevenire ed a contrastare il pericolo
di un terrorismo planetario, visibilmente in atto, che
quotidianamente colpisce a sorpresa. Un chiaro invito
certo a non eccedere in allarmismi ma neanche ad abbassare
la soglia della vigilanza.
L'Italia
corre rischi di terrorismo di matrice islamica?
A
mio avviso, i rischi ci sono. - risponde il Dott. Rosario
Priore, giudice istruttore per la strage
di Ustica- Non si può essere del tutto
ottimisti , occorre affrontare la questione del terrorismo
con estremo realismo. Il problema più grave è
quello del terrorismo di matrice islamica, un termine
ormai usato per indicare efficacemente quale sia la
natura del tipo di terrorismo che sta imperversando
in tutto il pianeta, da Bali ai paesi della costa africana,
del Medio Oriente, oltre che ad essere presente con
insediamenti e come attività di attentati nel
territorio dei paesi dell'Occidente.
Gli attuali strumenti dell'Intelligence
sono in grado di realizzare un'efficace prevenzione,
di garantire un buon grado di sicurezza? Rischiamo anche
noi un 11 Settembre?
Secondo me gli strumenti
dell'Intelligence dell'intero Occidente sono efficaci,
i vari servizi si muovono con sapienza, sanno monitorare
i fenomeni e compiere anche delle operazioni abbastanza
esatte. Il problema è che poi ci sono molte difficoltà
nella reazione, cioè è difficile operare.
Una cosa è sapere, un'altra è operare.
In Italia spesso abbiamo avuto dei preavvisi di quello
che sarebbe successo e purtroppo spesso non sono stati
ascoltati ed altrettanto spesso non è stata posta
in essere nessuna reazione efficace. Poi in Italia abbiamo
un altro particolare problema:abbiamo ottimi servizi,
efficienti polizie giudiziarie ma c'è, a valle
di tutto, il problema della giustizia troppo lenta,
incapace di perseguire i fatti e poi, quando si giunge
a delle sentenze, dopo molti anni di distanza, intervengono
dei meccanismi tali per cui la persona, i gruppi, le
organizzazioni che sono state sottoposte a procedimenti
penali, in un modo o nell'altro se la cavano con sanzioni
molto blande.
Nel
corso del seminario è stato detto che in Italia
sono presenti circa 2000 Moshadin. Sono cellule "dormienti"?
Non ritengo che siano dormienti,
cioè in letargo. In effetti, a parer mio, si
muovono perchè raccolgono armi, instaurano rapporti,
producono documenti, lasciano indisturbati il nostro
territorio ed altrettanto indisturbati rientrano dopo
aver seguito delle istruzioni paramilitari o addirittura
militari in campi d'addestramento in paesi che non infrequentemente
i nostri servizi hanno ben identificato.
Come bloccarli onde evitare
che possano nuocerci?
I modi ci sono, certo non possiamo buttare a mare tutto
il sistema delle garanzie, però il legislatore,
se si applica, può riuscire a trovare dei nuovi
sistemi giuridici, sempre nell'ambito dei principi costituzionali,
capaci di impedire che queste organizzazioni si radichino
sempre di più nel nostro paese.
Questa sarebbe però
una strategia a lungo termine?
Certamente, e non dispero che il Parlamento, il Governo
e le forze vi pongano mano nel più breve tempo
possibile.
Anche
per il Senatore Ferdinando
Imposimato, il magistrato che si occupò
del CASO MORO e
dell'attentato al Papa Woityla,
non è infondato il timore di rischio di un terrorismo
di matrice islamica in Italia in base al fatto, e ha
tenuto a rilevarlo, che le BR
hanno ripetutamente affermato nei loro comunicati, a
partire da quello di D'Antona
per proseguire con quello di
Biagi, che hanno come punto di riferimento
Osama Bin Laden e lo considerano come la
punta di diamante della lotta all'imperialismo degli
Stati Uniti e quindi che le nostre BR sono in perfetta
sintonia con la strategia di Osama Bin Laden.
Ciò cosa può
comportare?
Se si crea questa saldatura, noi ne vedremo delle belle
perché già in passato le
BR erano collegate con i terrorismi medio-orientali
che fornivano armi, finanziamenti, rifugi, esplosivi,
missili. Dal 1978 all''81 carichi d'armi provenienti
dal Medio -Oriente sono stati forniti dal terrorismo
islamico e palestinese alle Brigate Rosse. Questo scenario
si può ripetere perché le BR quando sono
prese dalla necessità di continuare ad "operare"
nel campo della lotta allo Stato ed alle istituzioni,
si avvalgono di tutti gli aiuti possibili ed immaginabili.
Gli obiettivi sarebbero dunque
comuni?
Sì, le simpatie delle BR vanno a Saddam
Husseim, all'Irak,
come del resto quelle di Al
Qaeda. Questo filo conduttore può
determinare in Italia una situazione incandescente.
Il comune cittadino, a questo
punto, che deve fare?
Deve essere sempre all'erta. Io sono contro
l'allarmismo, ma sono per l'allarme
perché questa è una guerra che coinvolge
non solo le forze istituzionali, ma anche i cittadini
che dovunque siano possano essere possibili obiettivi.
Quando quindi i cittadini si accorgono di una situazione
di pericolo, devono immediatamente segnalarla.
L'attività d'Intelligence
e gli apparati per la sicurezza sono adeguatamente preparati
per 'attuale momento storico?
Sono a buon livello di controllo, ma c'è sempre
il rischio di una mancata attenzione a fatti che non
sono sempre percepibili perché gli obiettivi
sono troppo numerosi e dunque la collaborazione dei
cittadini è indispensabile, oggi come in passato,
per evitare attacchi o stragi.
Lei oggi, nel corso del Seminario,
ha espresso il timore di possibili attentati a breve
termine.
In passato hanno già tentato di colpire il Papa.
Pensi che uno degli autori del tentativo di eliminare
il Papa, dopo l'attentato del 13 Maggio, è lo
stesso che ha messo cinquanta tonnellate d'esplosivo
nel Wordl-Trade -Center
e questo terrorista, un vero e proprio pericolo pubblico,
è ancora in libertà.
Per una maggiore tranquillità?
Sentirsi sempre impegnati in una nuova forma di guerra!
Un consiglio
indubbiamente paradossale, ma da prendere in seria considerazione!
MARIA ROSARIA SANGIUOLO