24/01/2003



 


Ammirando il panorama energetico

SCENARI DI GUERRA E DI ENERGIA

di Alceste Rilli

Si può riscontrare una certa variabilità nei valori delle "riserve" di combustibili fossili e di combustibili nucleari per la fissione. Di fronte a tali differenze molti concludono che ognuno scrive i dati a modo suo e che quindi non vale la pena parlarne. Non esiste la possibilità di una parvenza democratica se si parte dal presupposto che si rinuncia a comprendere i dati. Perché, se si rinuncia a giungere alle conclusioni in base ai dati, l'unica altra alternativa ed il passo successivo, è lo scontro con la clava. Non è vero che con i dati si può fare ciò che si vuole. E' però necessario che ogni dato sia accompagnato dalle ipotesi che sono state usate per il calcolo. Con questo accorgimento i dati possono essere verificati e non balleranno più. E si potrà prendere una decisione.
Per quanto concerne il petrolio ancora disponibile sulla terra ci sono posizioni contrastanti. Quanto sia oggi il petrolio (e il gas) ancora a disposizione per essere estratto, non si ha certezza. Si noti che oggi la diatriba non è se si possa pensare o meno di scoprire altre aree non ispezionate dove ci possa essere del petrolio o gas. Infatti anche se ci fosse del petrolio nelle aree che non sono state ancora ispezionate, non è ragionevole pensare che possa cambiare lo scenario. E' pure vero però che non è che non se ne sappia nulla. Non è dimostrato per esempio che il petrolio ed il gas non si formino dalla palla di magma fuso su cui noi viviamo, dalla quale siamo separati da una sottile crosta fragmentata. Ma non è ragionevole pensarlo. Certo se una delle lingue di lava dovesse toccare uno dei giacimenti… E' forse questa l'unica ragione per cui è sensato estrarre gas e petrolio, dargli fuoco e mandare in atmosfera tale volume dopo averlo moltiplicato per mille; materiali altresì così preziosi per l'industria chimica. Si usa il gergo descritto di seguito. Le risorse sono la somma di tutto il petrolio identificato (parte del quale è stata bruciata nel passato) e del petrolio che si stima esista. Questa quantità non viene in genere quotata, ma si può stimare in 4000 miliardi di barili. Il problema è che si sa che dai vari pozzi di petrolio non si riesce ad estrarre più del 30 - 50% del contenuto. Contrariamente a quanto si ritiene, e al fuorviante bucolico nome di "coltivazione" dei pozzi di petrolio, lo sfruttamento dei pozzi di petrolio è quanto di più devastante (insieme allo sfruttamento dei pozzi di gas) si possa immaginare. La dimensione degli stravolgimenti che si operano è tale che la rimanente poltiglia è inutilizzabile. Quindi al massimo si avranno a disposizione nel futuro 2000 miliardi di barili di petrolio; si tratta della cosiddetta quantità ultima di petrolio, somma di quanto è stato identificato ed è già stato bruciato (800 miliardi di barili), di quanto è già stato identificato ed ancora non è stato bruciato (1000 miliardi di barili) e di quanto sia ragionevole che si potrà scoprire ed estrarre (200 miliardi di barili). Si noti anche che, contrariamente a quanto si pensa, nei passati quaranta anni questa quantità di 2000 miliardi di barili, quantità ultima, non è mai cambiata (a meno dei rialzi poco credibili attribuibili al fatto che l'OPEC commisura le quote che si possono produrre alle riserve dichiarate e che il resto del mondo ha interesse a far credere all'OPEC che c'è tanto petrolio al di fuori dell'OPEC). Quando si dice che trent'anni fa c'erano 30 anni di petrolio ed oggi ce ne sono quaranta, si mente. Il totale di duemila miliardi di barili non è mai cambiato. E' via via cambiato il petrolio che viene battezzato "accertato" o "identificato". Se si crede alle informazioni ufficiali in una trentina d'anni sarà stata bruciata l'ultima goccia estraibile. In tale lasso di tempo nessuno prevede miracolose scoperte tecnologiche che permettano di aumentare la percentuale di petrolio estraibile. E' vero che ci sono grandi quantità di morchia che contiene anche petrolio. Ma si riconosce che per estrarne energia si dovrà impiegare una quantità di energia elevatissima. I proprietari dei pozzi fanno i pesci in barile (sic!), ma via via la situazione descritta sta diventando anche la loro posizione ufficiale. Contrariamente a quello che si crede, il picco di nuovo petrolio "scoperto" ogni anno nel mondo è avvenuto già negli anni sessanta, dopodiché le "nuove scoperte" sono andate scemando nei passati quarant'anni fino ai valori irrilevanti di oggi. Per i giacimenti di gas la situazione è simile. Con l'aggravante che mentre per il petrolio l'esaurimento è relativamente graduale, per il gas l'esperienza mostra che tale esaurimento può avvenire repentinamente (forse per improvvise perdite). Sia per il fatto che i proprietari più si assottigliano le riserve meno sono propensi a cedere il prodotto, sia perché più un pozzo viene svuotato e meno velocemente si riesce ad estrarre il petrolio ed infine sia per il fatto che le vecchie fonti sono sempre state sostituite dalle nuove prima del loro esaurimento, ci si deve attendere che la velocità con cui si estrae il petrolio cresca esponenzialmente all'inizio, rallenti quando il proprietario percepisce che si è verso la metà della sua risorsa e da lì in poi la velocità con cui viene estratto il petrolio scende progressivamente fino a ritornare a zero quando si è consumata l'ultima goccia. C'è oggi una inquietante concordanza sia tra i pessimisti sia tra gli ottimisti sul fatto che ci si sta avvicinando al momento in cui si rallenterà la velocità di estrazione del petrolio (negli Stati Uniti due anni fa c'erano 9 anni di petrolio ed oggi ce ne sono 7). Visto che la velocità con cui si consuma il petrolio è invece in crescita, molti predicono che il prezzo di gas e petrolio aumenterà fortemente. Anche gli esperti del settore specifico del petrolio si dicono incerti. Nessuno di noi accetterebbe di acquistare una automobile con la quale è impossibile capire a che punto è il serbatoio. Tanto meno decideremmo di servircene se abbiamo da fare qualcosa. Eppure è in questa condizione che si sono vissuti, democraticamente, i passati decenni. Sarebbe da sola questa ragione sufficiente, in società che si sforzano di definirsi democratiche, di fare scelte alternative. Chiarirò poi che l'unica scelta praticabile dal punto di vista pratico, economico ed ambientale, è l'energia nucleare. Per mantenere la velocità di estrazione al passo dei consumi gli stessi petrolieri ammettono che è richiesta una enorme immissione di capitali per le infrastrutture, vieppiù crescente. Il che significa che, se non ci sono sovvenzioni, il costo del prodotto aumenterà. Il che significa che si deve prevedere un aumento del prezzo a cui si può acquistare il petrolio (e il gas). Gas e petrolio mostrano un andamento nel tempo del prezzo del che è misteriosamente simile. In parte questo può essere spiegato dal fatto che chi brucia petrolio può anche bruciare gas. In parte dal fatto che i giacimenti di gas sono molto vicini e coincidenti con quelli del petrolio ed i proprietari veri sono gli stessi. In questo scenario la cosa più inspiegabile è che coloro i quali dovrebbero essere più preoccupati, e cioè i proprietari dei pozzi, sono invece stranamente tranquilli. Ammettono che entro breve la loro capacità di estrazione sarà inferiore alla domanda. Ma consigliano di continuare some se niente fosse. Né nel mondo nessuno è ancora partito con forti programmi di aumento della penetrazione di energia elettrica sul totale dell'energia consumata e di costruzione di centrali nucleari. C'è poi il carbone. Di carbone ce ne è molto, circa 300 anni. Se si vuole però usare in modo compatibile con l'ambiente si va, insieme ai costi del trasporto, rapidamente verso costi proibitivi. L'eolico soprattutto ed un po' anche il solare, potrebbero contribuire. Ma possono contribuire solo per una fetta molto limitata dei fabbisogni. A costi non compatibili con gli attuali assetti. L'idraulico è già quasi tutto sfruttato, almeno nei paesi che contano, a meno di modifiche territoriali, anche queste non compatibili con gli attuali assetti. Come mai quindi nulla si muove? Una spiegazione semplice è che i dati su cui ci si basa sono falsi. E ciò che di petrolio e gas ce ne è molto di più di quanto dichiarato. Accettare questa ipotesi significa anche escludere che nel mondo esistano processi democratici. Su che cosa si può decidere se si ammette che i dati più importanti sono falsificati alla base e non verificabili? Un'altra possibilità è che a seguito di una forte depressione economica, più o meno spontanea, i consumi diminuiscano in modo da allontanare di molto il momento dell'escalation dei prezzi. Un'altra è che da ognuno dei 78 milioni di barili che si estraggono ogni giorno vengono ricavati cherosene, benzina, gasolio leggero, gasolio pesante, asfalti ecc. Tutti questi prodotti devono essere bruciati o consumati inbreve tempo, per via del fatto che i volumi sono talmente enormi che non esiste capacità di stoccaggio. Non può succedere per esempio che qualche intelligentone riduca il consumo delle automobili, perchè questo significherebbe che anche il consumo del cherosene deve diminuire della stessa percentuale (quindi o gli aerei non volano o si riduce anche il loro consumo) e via dicendo per gli altri utilizzi, salvo limitate capacità di aggiustamento nell percentuale dei diversi prodotti che si possono estrarre. Il sistema è rigido. Ecco perchè c'è resistenza al cambiamento. A qualunque cambiamento. Sbagliare in una direzione non è altrettanto grave che sbagliare nella direzione opposta. Se si decide di costruire tre centrali elettriche in più, rispetto al reale fabbisogno, significa che delle risorse sono state sprecate; ma si potrà scegliere di tenere ferme le tre centrali meno convenienti da esercire. Un danno, ma non paragonabile al danno di averne costruite tre in meno. In quest'ultimo caso infatti le conseguenze sono ben più gravi a cominciare dalla depressione economica indotta per finire alla possibilità di collasso della rete. Se si vuole quindi pretendere di trovarsi in una società democratica si dovrebbero trarre delle conseguenze dai dati che sono di dominio pubblico. Oppure, sempre democraticamente, portare la popolazione a conoscenza che si ritiene che i dati sono falsi. Se invece non si hanno elementi per credere che i dati siano falsi si deve errare nella direzione meno grave. Questo significa che si sarebbe dovuto assistere ad un forte sviluppo dell'unica fonte che è per motivi ambientali ed economici, compatibile con gli attuali assetti e cioè l'energia nucleare. Ma questo ancora non succede. Al contrario in paesi come la Germania, il Belgio e la Svezia i governi dichiarano di essere tutti tesi a smantellare le centrali nucleari. Seppure non subito. Fra trent'anni. Benché in tali paesi almeno il 60% della popolazione sia favorevole all'energia nucleare. E' quello che fa dire ai vati dell'ambientalismo del petrolio e del gas che l'Italia è all'avanguardia. L'Italia che, nella situazione descritta della prospettiva a breve di aumenti dei costi degli idrocarburi e dell'enorme impatto ambientale dei fossili, spende con furia dissennata settemila miliardi per danneggiare le centrali nucleari di Trino Vercellese, Caorso e tutte le strutture nucleari del paese, invece di riavviarle. Il fatto è che in tutti questi paesi la gente, essendo costretta a votare per chi non gli promette esplicitamente i licenziamenti di massa, deve assistere alla distruzione delle proprie centrali nucleari, anche se non è d'accordo. Si tenga presente che per l'Italia l'aumento di tre volte dei prezzi degli idrocarburi nel passato recente ha avuto un effetto inflattivo molto superiore che non negli altri paesi. Per la propria energia elettrica (bene che fa da amplificatore sui costi degli altri beni) infatti la Germania usa il carbone ed il nucleare, la Francia il nucleare, la Danimarca il carbone, la Svezia il nucleare e l'idraulico, gli Stati Uniti carbone e nucleare (e ora gas), il Giappone petrolio e gas ma su una forte base nucleare. Gli unici che usano principalmente gas e olio combustibile al mondo sono gli italiani. I combustibili che sono più aumentati negli ultimi anni e che ragionevolmente aumenteranno di più nel prossimo futuro. In questo scenario al recente congresso presso il Cnel, il rappresentante del ministero del tesoro ha detto che l'unica cosa da fare è fare subito diecimila megawatt a gas. Il nucleare è in forte sviluppo in tutti quei paesi, come la Cina, con una forte struttura culturale. Un esempio entusiasmante viene dal Sud Africa, dove la classe dirigente, che oggi è autoctona, è all'avanguardia nel mondo nello sviluppo del reattore a palle da tennis (un tipo di reattore estremamente interessante già dimostrato con successo in Germania ma fermato per motivi politici). Non è un caso se Nelson Mandela ha portato i partecipanti del vertice di Johannesburg a visitare tale centrale nucleare in sviluppo. Notizia ignorata dalla stampa. Notizia che se si vivesse in un mondo decente sarebbe stata al centro di lunghi dibattiti. Gli Stati Uniti nei passati venti anni hanno aggiunto una centrale nucleare all'anno al loro parco nucleare. Non costruendo nuove centrali ma aumentando la potenza di quelle esistenti e diminuendo i tempi di fermata. La Finlandia ha definitivamente deciso di costruire la sua quinta centrale nucleare. E stanno discutendo del fatto che una solo è poco. Non è un caso che si tratti del paese che in tutte le indagini mondiali è, da sempre, al primo posto delle classifiche dei paesi meno corrotti e più rispettosi dell'ambiente. Le due cose sono strettamente legate. Negli anni la opposizione alla costruzione delle centrali nucleari, evidentemente per favorire altri modi di produzione visto che l'aumento dei consumi era dato per scontato, ha via via detto che il nucleare non s'ha da fare perché: 1) costa troppo; 2) le centrali sono pericolose; 3) si avrebbe la proliferazione delle bombe atomiche; 4) anche di combustibile nucleare ce ne è poco; 5) si producono le scorie.
1) Il calcolo del costo del kWh è, contrariamente a quello che si vuol fare credere, molto semplice. E la procedura è identica alla procedura che si usa per calcolare quanto costa percorrere un chilometro con la macchina. Cominciamo con l'esempio per una macchina a benzina.
Per il combustibile si fanno dieci chilometri con un litro.10 km/l moltiplicato 1 l/euro, invertendo 0.10 euro/km.
Più il costo capitale. 20,000 euro che vanno a zero in dieci anni, se tale capitale fosse stato tenuto in banca al tasso di interesse del 3% dopo dieci anni si sarebbero accumulati1.03 moltiplicato per se stesso dieci volte (gli anni) fa 1.3. Quindi 20,000 per 1.3 diviso 10 fa 2688 euro/a. Percorrendo 15,000 km/anno si ha 2688/15,000 = 0.18 euro/km.
Poi c'è il consumo di olio e gomme, le manutenzioni etc. L'autostrada. 500 euro/anno. 500/15000=0.03 euro/km.
Quindi in totale 0.31 euro/km.
Applichiamo ora la stessa procedura ma per il costo del kWh. Si fa così:
Una centrale nucleare costa 1400 $/kWe. Compreso un 12% per smantellamento, imprevisti etc. Per una centrale da 1000 MWe si devono spendere 1400 ($/kWe) x 1000 (kW/MW) x 1000 (kWe) = 1 400 000 000 $. Una centrale nucleare è in funzione ogni anno per il 90% del tempo. Produrrà quindi 1000 (kW/MW) x 1000 (MW) x 0.9 x 365 x 24 = 7 884 000 000 (kWh) ogni anno. Tale capitale viene preso in prestito e speso durante i 4 anni di costruzione. Durante i successivi 60 anni della vita dell'impianto viene restituito ogni anno 1/60 del capitale più gli interessi al 3% sul capitale ancora non restituito. Per il primo anno quindi 1 400 000 000/(7 884 000 000 x 60)=0.0029596 ($/kWhe) per restituire il capitale e 1 400 000 000/7 884 000 000 x 0.03= 0.0053272 $/kWhe per gli interessi. Totale 0.00829 $/kWhe. Per l'ultimo anno 0.00305 $/kWhe. Questo per il capitale.
C'è poi il costo del combustibile. Il combustibile costa 1650 $ ogni kg di biossido di uranio arricchito al 3.5% (Compreso il riprocessamento, altrimenti costa la metà). Un kg di tale materiale fornisce 990000 kWh di calore. Ci vogliono 3 kWh di calore per produrre 1 kWh di elettricità. Quindi 1650 ($/kg)/(990000 x 0.33) = 0.00505 $/kWhe.
Poi c'è il costo per la gestione e la manutenzione: 0.007 $/kWhe.
Totale complessivo 0.020340 $/kWhe cioè 39 Lit/kWhe. Il primo anno. L'ultimo anno 23 Lit/kWhe. Per il combustibile si spendono 9 Lit/kWhe.Come si vede non c'è nulla di particolarmente complesso.
Se si segue la stessa procedura per gli altri modi di produrre energia elettrica (con gli appropriati rendimenti) si ha per il primo anno carbone 55 Lit/kWhe, olio combustibile 110 Lit/kWhe, gas ciclo combinato 103 Lit/kWhe, fotovoltaico 514 Lit/kWhe, eolico 121 Lit/kWhe. Per l'ultimo anno carbone 35 Lit/kWhe, olio combustibile 93 Lit/kWhe, gas ciclo combinato 89 Lit/kWhe, fotovoltaico 19 Lit/kWhe, eolico 38 Lit/kWhe. Per il solo combustibile si ha carbone 23 Lit/kWhe, olio combustibile 83 Lit/kWhe, gas ciclo combinato 68 Lit/kWhe.
Come si vede non c'è nulla di particolarmente complesso. Ci vuole solo un po' di tempo per verificare che i dati usati siano corretti. Ognuno delle decine di milioni di italiani che controllano le spese condominiali può calcolarsi da solo che il nucleare costa molto meno. Chiunque può verificare i numeri e cambiarli se vuole usare altre ipotesi. Ma il risultato è sempre lo stesso. Il nucleare costa molto meno. In più la componente del costo del combustibile sul kWh totale è piccola e quella del costo dell'uranio naturale trascurabile. Un raddoppio del costo dell'uranio naturale lascia praticamente invariato il costo totale del kWh.
Non c'è bisogno di andarsi a documentare in paesi esotici. Come per il costo del chilometro si dovrà decidere se usare 10 km al litro, se si vuole usare il costo dell'acquisto di una Rolls Royce o con quello di una Panda etc. Ma ci si arriva facilmente. E' chiaro che ognuno dei costi del kWh da nucleare, da carbone, da olio combustibile, e da gas ciclo combinato può variare in base a diversi modi di finanziamento, di diverso costo di un particolare impianto nucleare rispetto ad un altro e così via. Sui modi di finanziamento c'è da fare una riflessione. Un amministratore di condominio che per realizzare la pavimentazione di una parte del condominio non fa pagare la spesa con le rate condominiali ma va in banca a prendere un prestito verrebbe prontamente licenziato. Perché è chiaro tutti che andando in banca si paga la rata più gli interessi. Lo si fa solo se i soldi non sono disponibili. E' quindi da discutere come mai per certe strutture (strade, ponti etc) in certi casi si decida di farle pagare con le rate (le tasse) ed in altre con il prestito. Ecco perché in alcuni casi si vedono costi diversi. Ma a parità di ipotesi di calcolo il kWh nucleare costa un terzo del costo con il gas. E il costo dell'impianto nucleare, contrariamente a quello a gas, si ripaga in meno di due anni (per l'impianto a gas la componente del costo del combustibile è troppo elevata per ottenere tale risultato). Questo è confermato dall'esperienza pratica. Andando a vedere dove le cose sono state gestite per bene, e cioè in Francia, il costo del kWh nucleare è di 15 Lit/kWh. Gli impianti a gas ciclo combinato, il meglio del meglio, per produrre un kWh devono spendere 120 Lit a kWh. C'è poi il fatto che in queste 120 lire non è compreso il costo delle tubazioni da qui alla Siberia che devono essere costruite appositamente per tali centrali. Tali costi vengono invece pagati con i fallimenti della Enron e schemi simili (chiamati col nome accattivante di sinergie). Questo ai costi attuali, con 30 anni di riserve di gas. Nel caso del nucleare invece la componente del costo del combustibile è minima e ci sono ventimila anni di combustibile (alla presente tecnologia): non ci si devono spettare esclations dei costi del combustibile. Un libero imprenditore mai rischierebbe il suo capitale, non importa se piccolo o grande, su un impianto che produce a costi imprevedibili e sui quali non ha il minimo controllo. Sceglierebbe invece l'impianto che produce il kWh a costo minore, prevedibile e storicamente stabile. La sceneggiata ufficiale vuole invece che gli imprenditori preferiscano le centrali a gas. Perché col nucleare rischiano 1,400,000 milioni di euro (ma possono produrre il kWh a 53 Lit/kWh prima dell'ammortamento e a 25 Lit/kWh dopo; il costo del combustibile ha una bassa incidenza sul costo totale del kWh prodotto ed è poco variabile storicamente) mentre nel caso del gas ciclo combinato rischiano "solo" 750,000 milioni di euro (ma poi possono produrre il kWh a 120 Lit/kWh se gli va bene; l'incidenza del costo del combustibile è molto forte sul costo totale del kWh prodotto; storicamente ha enormi variazioni: per il solo costo variabile a febbraio 2001 l'autorità per il gas e l'energia certifica per il gas un costo del kWh di 123 Lit/kWh; il costo totale aggiungendo il capitale e tutto il resto è ben superiore a 120 Lit/KWh). Quindi la sceneggiata mondiale vuole che il libero imprenditore nel tentativo di acciuffare un pugno di mosche preferisce sporgersi dal cinquantesimo piano (gas ciclo combinato) ma non si sporgerebbe mai dal centesimo per acciuffare le pepite d'oro ferme. Un raddoppio del costo dell'uranio avrebbe un effetto praticamente nullo sul costo del kWh.Un raddoppio del costo del gas manderebbe la sua impresa in fallimento e perderebbe tutto il suo capitale.
2) Si sapeva anche prima, ma dopo venti anni è oramai ufficiale, che a Chernobyl ci sono stati, tra morti immediate e dilazionate, 44 morti. Tutto il personale presente in centrale, tranne coloro che furono esposti a forti radiazioni, gode di ottima salute. Il settimanale Newsweek, non sospettabile di simpatie nucleari, riporta il numero di 60 morti. Questa buona novella è ignorata. Purtroppo per gli antinucleari, si sapeva e si sa che la radioattività può far male solo se è molto superiore a quella naturale. E se i prodotti radioattivi si disperdono, la loro concentrazione diminuisce. La radioattività diventa molto inferiore a quella naturale. Non c'era da aspettarsi la catastrofe che si è voluta annunciare. La buona notizia viene invece accolta con fastidio. Preferirebbero che non fosse vera. In normale funzionamento una centrale nucleare emette un decimo della radioattività che viene emessa dalle centrali a fossili (carbone, gas e petrolio). Un valore trascurabile rispetto alla radioattività naturale e che in più, in buona parte, decade nel tempo. Gli impianti nucleari sono completamente diversi da Chernobyl, un reattore nato per produrre plutonio. Non possono disperdere la radioattività a quel modo ed in ogni caso sono provvisti di sistemi di contenimento della medesima anche nel caso di incidente al di là delle previsioni.
3) Una bomba atomica può essere a fissione o a fusione. Per fare la bomba a fusione non si usano i materiali di una centrale nucleare. Nelle centrali nucleari si possono produrre alcuni fluidi utilizzabili ma c'è bisogno di una apposita progettazione. Le attività correlate non possono essere dissimulate e sono facilmente riscontrabili. La bomba a fusione ha poi bisogno per l'innesco di una bomba a fissione. Il problema della proliferazione è quindi quello della bomba a fissione. Per fare una bomba a fissione si può usare o uranio o plutonio. Per fare una bomba ad uranio le centrali nucleari non c'entrano nulla. Si parte infatti dall'uranio naturale e lo si "arricchisce". Si aumenta cioè la concentrazione dell'isotopo che dà la reazione a catena. Questo deve essere molto arricchito con un processo tecnologicamente molto difficile. In questo caso non si parte dall'uranio di una centrale nucleare e quindi la disponibilità o meno di una centrale nucleare è irrilevante. E' elevato invece il rischio di proliferazione posto dalle centrali a fossili. Nelle ceneri di una centrale a carbone, per esempio, si ritrovano ogni anno 35 chili di uranio 235. Al contrario della centrale nucleare, appropriarsi di tale uranio è semplicissimo. In un frullatore, se non ci fossero le lame e se fosse tutto il contenitore a girare, non ci sarebbe omogeneizzazione ed i pezzi più pesanti tenderebbero ad andare verso la periferia. Mettendo vicini un enorme numero di "frullatori" (le "centrifughe") si riesce a concentrare (arricchire) l'isotopo dell'uranio di peso atomico adatto per fare la bomba. Gli stabilimenti sono necessariamente molto estesi e comunque visibili. Può essere fatto, ma come si vede non si può usare questa scusa per continuare ad impedire la costruzione delle centrali nucleari. Se si vuole usare il plutonio, non si può usare il plutonio che si genera nelle centrali nucleari comuni. Tale plutonio deve infatti essere estratto al momento opportuno dal reattore e questo non può essere fatto con le centrali nucleari comuni. Ci vogliono dei reattori appositi, come quello di Chernobyl. In ogni caso l'attività associata all'estrazione del plutonio dai reattori nucleari, anche per i reattori a ricarica continua, non è dissimulabile. Semplici controlli assicurano che tali attività non sono in corso. Il materiale deve, infatti, essere riprocessato (separato ed estratto). Controllando gli impianti d'arricchimento e di riprocessamento quindi non esiste il pericolo di proliferazione. Anche il controllo dei depositi di combustibile irraggiato (se si vuole escludere del tutto l'uso del plutonio anche da fonte poco adatta) è molto semplice. Il pericolo di proliferazione non è quindi legato all'esistenza delle centrali elettro-nucleari né la loro presenza rende più facili le fasi più difficili da realizzare. Al contrario laddove vi è un programma di centrali nucleari, grazie alla presenza di strutture e personale IAEA è possibile controllare che attività non permesse non siano intraprese. In più si deve tenere presente che chiunque si mettesse a fare una bomba atomica, dovrà provare a farla esplodere. Ognuna di queste attività non può avvenire nello scantinato di casa. Al contrario imponendo la tecnologia nucleare più opportuna su scala mondiale si creano le premesse per un più facile, pervasivo ed effettivo controllo delle fasi di riprocessamento ed arricchimento che sono le fasi più critiche. Heisenhower, prima di essere presidente degli Stati Uniti era un generale. E' difficile che egli si sbagliasse quando diceva si poteva eliminare il pericolo di proliferazione e lanciare il programma d'atomi per la pace. Non è successo, ma aveva ragione. Bisogna verificare come mai invece in seguito è stata fatta nascere la psicosi della radioattività, come mai la gente è stata convinta che la radioattività naturale non c'è o è bassa. Non va dimenticato Enrico Fermi, il quale, nonostante fosse a conoscenza del male che lo avrebbe ucciso, ha tenuto a lasciare la testimonianza che l'energia nucleare è l'energia benigna che avrebbe assicurato lo sviluppo e non la guerra. Ha avuto ragione, è quello che è successo. Una ultima osservazione va fatta sulle armi nucleari. Oggi, l'unico mezzo che si ha a disposizione per deviare un corpo di grandi dimensioni che si dirigesse verso la terra è solo l'uso di un gran numero di bombe atomiche.
4) Contrariamente alla situazione sopra descritta per le risorse di petrolio e gas, per i quali benché i volumi disponibili siano controversi, alla fine si deve convenire che, indipendentemente dai denari che si è disposti a spendere, le risorse sono finite (si tenga presente inoltre che ad un certo punto ci vorrà più energia per tirar fuori il petrolio di quanta esso ne darà indietro), per quanto riguarda il combustibile nucleare questo è in sostanza omogeneamente distribuito su tutta la crosta terrestre. Il 60% della crosta è granito ed in media 4 parti per milione sono di uranio (il torio, che può diventare fissile, è tre volte tanto: in questa situazione si deve porre il problema di evitare di bruciare l'U-235 nei reattori termici senza contemporaneamente attivare gli autofertilizzanti). Quando si dice che oggi le riserve di uranio sono 4.4 milioni di tonnellate, e che queste utilizzate nei reattori termici sono sufficienti per un tempo simile a gas e petrolio si dice una cosa risibile e si omette di dire che: a) il dato di 4.4 milioni di tonnellate è solo la quantità d'uranio molto concentrato che si estrae a 20 $/kg. Variando di poco tale spesa la quantità d'uranio disponibile aumenta rapidamente. Già a 170 $/kg si hanno 145 milioni di tonnellate d'uranio naturale. A 1000 $/kg si estrae già oggi l'uranio dal mare. A questo prezzo il costo del kWh nucleare diventa uguale a quello del carbone. Nel mare ci sono 20 miliardi di tonnellate d'uranio naturale; b) l'altra cosa che non si dice è che alla presente tecnologia, che include i reattori autofertilizzanti, si devono moltiplicare le risorse suddette per un fattore che va da sessanta a cento. E' il motivo per cui è demenziale dare fuoco al carbone dopo averlo estratto. Sarebbe più sensato estrarne il combustibile nucleare. Per gli idrocarburi valgono le stesse considerazioni.
Se si dice che oggi c'è petrolio e gas per 30 anni si deve dire che c'è combustibile nucleare per ventimila anni. E che contrariamente a gas e petrolio, dopo si potrà senza problemi economici cominciare ad usare il combustibile nucleare meno concentrato.
5) Ogni centrale nucleare produce ogni anno a) un cubo di un metro e rotti di lato di combustibile esaurito, altamente radioattivo; b) un piccolo cubo di prodotti fortemente radioattivi (filtri etc); c) un cubo di 2 metri di lato di prodotti poco radioattivi (guanti usati, etc). Tutti questi prodotti vengono erroneamente chiamati scorie. L'unica caratteristica di questi materiali è di essere radioattivi. Di emettere cioè energia (un irraggiamento, non dele sostanze). Una caratteristica molto positiva. Le radiazioni sono facilmente schermabili. Per i raggi alfa basta lo spessore di un comune foglio di carta. Per i raggi beta tre millimetri di metallo. Per i raggi gamma un metro di cemento. Anche i neutroni (sono pochi) possono esser facilmente schermati. Come si vede non costituiscono nessun problema. Sono già, o sono trasformati, in forma solida. Ed, infatti, nonostante ormai tutti siano ossessionati da queste scorie nessuno sa dove si trovino. E' che si trovano per lo più nelle stesse centrali. I volumi sono talmente ridotti che non costituiscono problema alcuno. Le scorie sono il motivo per cui l'energia si dovrebbe produrre solo col nucleare. E' l'unica tecnologia nota con impatto (tutti, dai rilasci allo spazio occupato) nullo sull'ambiente. E' l'unica tecnologia per la quale i prodotti sono pochi e facilmente gestibili. L'idrogeno non è una fonte di energia. E' un interessante mezzo per immagazzinare l'energia. Esso va prodotto usando dell'energia. Poi la restituirà in parte. Esso è molto diffuso ma è sempre legato con qualche altro elemento, avendo già reagito (come con l'ossigeno nell'acqua). Per produrlo in forma utilizzabile, e cioè libero, bisogna usare energia per staccarlo da quei legami. Dopodiché lo si può far reagire per produrre energia. E' un sistema di immagazzinamento molto interessante. L'idrogeno è molto usato in campo industriale ed ha dimostrato di essere poco pericoloso. Chi si è abituato al metano si abituerà all'idrogeno. L'unico modo ecologico ed economico per produrlo è partendo dall'acqua per elettrolisi con l'elettricità delle centrali nucleari o per radiolisi dalle cosiddette "scorie" radioattive. Non c'è bisogno di ricerca, si potrebbe fare domani.
Con la presente tecnologia, senza bisogno di nessuna ricerca, si potrebbe da domani aumentare molto l'uso dell'energia elettrica invece di gas e petrolio; e produrre tale energia elettrica con le centrali nucleari: 1) negli usi domestici per riscaldarsi e cucinare (non ci si avvelenerebbe e non si salterebbe per aria); anche dal punto di vista termodinamico è molto conveniente; 2) nei trasporti è possibile già oggi usare molto di più l'energia elettrica con i treni e con le batterie per le automobili (che si possono ricaricare al parcheggio o sostituire per essere ricaricate dal benzinaio, una operazione molto più veloce del pieno di benzina, gli spazi necessari sono accettabili).
Se venisse fatto già oggi quello che è oggi possibile senza difficoltà alcuna, senza aspetti negativi, con molti aspetti positivi noti, senza aspettare la mitica scoperta di una energia ecologica, economica e praticamente illimitata perché già esiste e si chiama energia nucleare, verrebbero eliminate tutte le tensioni che oggi pervadono invece l'intero problema energetico, si smetterebbe di associare il consumo di energia all'inquinamento, vero motivo della depressione attuale. Il problema sarebbe cambiato di natura e chi vuole potrebbe, per l'80% degli usi impiegare la sua auto elettrica, ma per il resto continuare ad usare la sua auto a benzina senza doversi sentire in colpa. Non sarebbe più necessario controllare militarmente vaste aree di territorio nel mondo; ci sarebbe tutto il tempo per sviluppare cose già a portata di mano come l'automobile ad aria compressa, ad idrogeno, i camion e gli aerei ad idrogeno. Si tenga presente che già oggi si vola senza troppi problemi su serbatoi pieni di vapori di cherosene. Bisogna però che chi discute di queste questioni prenda atto dei dati numerici delle grandezze in gioco.



 

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