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Si
può riscontrare una certa variabilità nei
valori delle "riserve"
di combustibili fossili e di combustibili nucleari per
la fissione. Di fronte a tali differenze molti concludono
che ognuno scrive i dati a modo suo e che quindi non vale
la pena parlarne. Non esiste la possibilità di
una parvenza democratica se si parte dal presupposto che
si rinuncia a comprendere i dati. Perché, se si
rinuncia a giungere alle conclusioni in base ai dati,
l'unica altra alternativa ed il passo successivo, è
lo scontro con la clava. Non è vero che con i dati
si può fare ciò che si vuole. E' però
necessario che ogni dato sia accompagnato dalle ipotesi
che sono state usate per il calcolo. Con questo accorgimento
i dati possono essere verificati e non balleranno più.
E si potrà prendere una decisione.
Per quanto concerne il petrolio
ancora disponibile sulla terra ci sono posizioni contrastanti.
Quanto sia oggi il petrolio (e il gas) ancora a disposizione
per essere estratto, non si ha certezza. Si noti che oggi
la diatriba non è se si possa pensare o meno di
scoprire altre aree non ispezionate dove ci possa essere
del petrolio o gas. Infatti anche se ci fosse del petrolio
nelle aree che non sono state ancora ispezionate, non
è ragionevole pensare che possa cambiare lo scenario.
E' pure vero però che non è che non se ne
sappia nulla. Non è dimostrato per esempio che
il petrolio ed il gas non si formino dalla palla di magma
fuso su cui noi viviamo, dalla quale siamo separati da
una sottile crosta fragmentata. Ma non è ragionevole
pensarlo. Certo se una delle lingue di lava dovesse toccare
uno dei giacimenti… E' forse questa l'unica ragione per
cui è sensato estrarre gas e petrolio, dargli fuoco
e mandare in atmosfera tale volume dopo averlo moltiplicato
per mille; materiali altresì così preziosi
per l'industria chimica. Si usa il gergo descritto di
seguito. Le
risorse sono la somma
di tutto il petrolio identificato (parte del
quale è stata bruciata nel passato) e
del petrolio che si stima esista. Questa quantità
non viene in genere quotata, ma si può stimare
in 4000 miliardi di barili.
Il problema è che si sa che dai vari pozzi di petrolio
non si riesce ad estrarre più del 30 - 50% del
contenuto. Contrariamente a quanto si ritiene, e al fuorviante
bucolico nome di "coltivazione"
dei pozzi di petrolio, lo sfruttamento dei pozzi di petrolio
è quanto di più devastante (insieme allo
sfruttamento dei pozzi di gas) si possa immaginare. La
dimensione degli stravolgimenti che si operano è
tale che la rimanente poltiglia è inutilizzabile.
Quindi al massimo si avranno a disposizione nel futuro
2000 miliardi di barili di petrolio; si
tratta della cosiddetta quantità
ultima di petrolio,
somma di quanto è stato identificato ed è
già stato bruciato (800 miliardi di barili), di
quanto è già stato identificato ed ancora
non è stato bruciato (1000 miliardi di barili)
e di quanto sia ragionevole che si potrà scoprire
ed estrarre (200 miliardi di barili). Si noti anche che,
contrariamente a quanto si pensa, nei passati quaranta
anni questa quantità di 2000 miliardi di barili,
quantità ultima, non è mai cambiata (a meno
dei rialzi poco credibili attribuibili al fatto che l'OPEC
commisura le quote che si possono produrre alle riserve
dichiarate e che il resto del mondo ha interesse a far
credere all'OPEC che c'è tanto petrolio al di fuori
dell'OPEC). Quando
si dice che trent'anni fa c'erano 30 anni di petrolio
ed oggi ce ne sono quaranta, si mente. Il totale di duemila
miliardi di barili non è mai cambiato. E' via via
cambiato il petrolio che viene battezzato "accertato"
o "identificato".
Se si crede alle informazioni ufficiali in
una trentina d'anni sarà stata bruciata l'ultima
goccia estraibile. In tale lasso di tempo nessuno
prevede miracolose scoperte tecnologiche che permettano
di aumentare la percentuale di petrolio estraibile. E'
vero che ci sono grandi quantità di morchia che
contiene anche petrolio. Ma si riconosce che per estrarne
energia si dovrà impiegare una quantità
di energia elevatissima. I proprietari dei pozzi fanno
i pesci in barile (sic!), ma via via la situazione descritta
sta diventando anche la loro posizione ufficiale. Contrariamente
a quello che si crede, il picco di nuovo petrolio "scoperto"
ogni anno nel mondo è avvenuto già negli
anni sessanta, dopodiché le "nuove scoperte"
sono andate scemando nei passati quarant'anni fino ai
valori irrilevanti di oggi. Per i giacimenti di gas la
situazione è simile. Con l'aggravante che mentre
per il petrolio l'esaurimento è relativamente graduale,
per il gas l'esperienza mostra che tale esaurimento può
avvenire repentinamente (forse per improvvise perdite).
Sia per il fatto che i proprietari più si assottigliano
le riserve meno sono propensi a cedere il prodotto, sia
perché più un pozzo viene svuotato e meno
velocemente si riesce ad estrarre il petrolio ed infine
sia per il fatto che le vecchie fonti sono sempre state
sostituite dalle nuove prima del loro esaurimento, ci
si deve attendere che la velocità con cui si estrae
il petrolio cresca esponenzialmente all'inizio, rallenti
quando il proprietario percepisce che si è verso
la metà della sua risorsa e da lì in poi
la velocità con cui viene estratto il petrolio
scende progressivamente fino a ritornare a zero quando
si è consumata l'ultima goccia. C'è
oggi una inquietante concordanza sia tra i pessimisti
sia tra gli ottimisti sul fatto che ci si sta avvicinando
al momento in cui si rallenterà la velocità
di estrazione del petrolio (negli
Stati Uniti due anni fa c'erano 9 anni di petrolio ed
oggi ce ne sono 7). Visto
che la velocità con cui si consuma il petrolio
è invece in crescita, molti predicono che il prezzo
di gas e petrolio aumenterà fortemente.
Anche gli esperti del settore specifico del petrolio si
dicono incerti. Nessuno di noi accetterebbe di acquistare
una automobile con la quale è impossibile capire
a che punto è il serbatoio. Tanto meno decideremmo
di servircene se abbiamo da fare qualcosa. Eppure è
in questa condizione che si sono vissuti, democraticamente,
i passati decenni. Sarebbe da sola questa ragione sufficiente,
in società che si sforzano di definirsi democratiche,
di fare scelte alternative. Chiarirò
poi che l'unica scelta praticabile dal punto di vista
pratico, economico ed ambientale, è l'energia nucleare.
Per mantenere la velocità di estrazione al passo
dei consumi gli stessi petrolieri ammettono che è
richiesta una enorme immissione di capitali per le infrastrutture,
vieppiù crescente. Il che significa che, se non
ci sono sovvenzioni, il costo del prodotto aumenterà.
Il che significa che si deve prevedere un aumento del
prezzo a cui si può acquistare il petrolio (e il
gas). Gas e petrolio mostrano
un andamento nel tempo del prezzo del che è misteriosamente
simile. In parte questo può essere spiegato
dal fatto che chi brucia petrolio può anche bruciare
gas. In parte dal fatto che i giacimenti di gas sono molto
vicini e coincidenti con quelli del petrolio ed i proprietari
veri sono gli stessi. In questo scenario la cosa più
inspiegabile è che coloro i quali dovrebbero essere
più preoccupati, e cioè i proprietari dei
pozzi, sono invece stranamente tranquilli.
Ammettono che entro breve la loro capacità di estrazione
sarà inferiore alla domanda.
Ma consigliano di continuare some se niente fosse.
Né nel mondo nessuno è ancora partito con
forti programmi di aumento della penetrazione di energia
elettrica sul totale dell'energia consumata e di costruzione
di centrali nucleari.
C'è poi il carbone.
Di carbone ce ne è molto,
circa 300 anni. Se
si vuole però usare in modo compatibile con l'ambiente
si va, insieme ai costi del trasporto, rapidamente verso
costi proibitivi. L'eolico soprattutto
ed un po' anche il solare, potrebbero contribuire.
Ma possono
contribuire solo per una fetta molto limitata dei fabbisogni.
A costi non compatibili con gli attuali assetti.
L'idraulico è
già quasi tutto sfruttato, almeno nei paesi che
contano, a meno di modifiche territoriali, anche queste
non compatibili con gli attuali assetti.
Come mai quindi nulla si muove? Una
spiegazione semplice è che i dati su cui ci si
basa sono falsi. E
ciò che di petrolio e gas ce ne è molto
di più di quanto dichiarato.
Accettare questa ipotesi significa anche escludere che
nel mondo esistano processi democratici. Su
che cosa si può decidere se si ammette che i dati
più importanti sono falsificati alla base e non
verificabili? Un'altra possibilità
è che a seguito di una forte depressione economica,
più o meno spontanea, i consumi diminuiscano in
modo da allontanare di molto il momento dell'escalation
dei prezzi. Un'altra è che
da ognuno dei 78 milioni di barili che si estraggono ogni
giorno vengono ricavati cherosene, benzina, gasolio leggero,
gasolio pesante, asfalti ecc. Tutti questi prodotti
devono essere bruciati o consumati inbreve tempo, per
via del fatto che i volumi sono talmente enormi che non
esiste capacità di stoccaggio. Non
può succedere per esempio che qualche intelligentone
riduca il consumo delle automobili, perchè questo
significherebbe che anche il consumo del cherosene deve
diminuire della stessa percentuale (quindi o gli aerei
non volano o si riduce anche il loro consumo) e via dicendo
per gli altri utilizzi, salvo limitate capacità
di aggiustamento nell percentuale dei diversi prodotti
che si possono estrarre. Il sistema è rigido.
Ecco perchè c'è resistenza al cambiamento.
A qualunque cambiamento. Sbagliare in una direzione non
è altrettanto grave che sbagliare nella direzione
opposta. Se si decide di costruire tre centrali elettriche
in più, rispetto al reale fabbisogno, significa
che delle risorse sono state sprecate; ma si potrà
scegliere di tenere ferme le tre centrali meno convenienti
da esercire. Un danno, ma non paragonabile al danno di
averne costruite tre in meno. In
quest'ultimo caso infatti le conseguenze sono ben più
gravi a cominciare dalla depressione economica indotta
per finire alla possibilità di collasso della rete.
Se si vuole quindi pretendere di trovarsi in una società
democratica si dovrebbero trarre delle conseguenze dai
dati che sono di dominio pubblico. Oppure,
sempre democraticamente, portare la popolazione a conoscenza
che si ritiene che i dati sono falsi. Se invece non si
hanno elementi per credere che i dati siano falsi si deve
errare nella direzione meno grave. Questo
significa che si sarebbe dovuto assistere ad un forte
sviluppo dell'unica fonte che è per motivi ambientali
ed economici, compatibile con gli attuali assetti e cioè
l'energia nucleare. Ma
questo ancora non succede. Al contrario in
paesi come la Germania, il Belgio e la Svezia i governi
dichiarano di essere tutti tesi a smantellare le centrali
nucleari. Seppure non subito. Fra trent'anni. Benché
in tali paesi almeno il 60% della popolazione sia favorevole
all'energia nucleare. E' quello che fa dire
ai vati dell'ambientalismo del petrolio e del gas che
l'Italia è all'avanguardia. L'Italia
che, nella situazione descritta della prospettiva
a breve di aumenti dei costi degli idrocarburi e dell'enorme
impatto ambientale dei fossili, spende
con furia dissennata settemila miliardi per
danneggiare le centrali nucleari di Trino Vercellese,
Caorso e tutte le strutture nucleari del paese, invece
di riavviarle. Il fatto è che
in tutti questi paesi la gente, essendo costretta a votare
per chi non gli promette esplicitamente i licenziamenti
di massa, deve assistere alla distruzione delle proprie
centrali nucleari, anche se non è d'accordo. Si
tenga presente che per l'Italia l'aumento di tre volte
dei prezzi degli idrocarburi nel passato recente ha avuto
un effetto inflattivo molto superiore che non negli altri
paesi. Per la propria energia elettrica (bene che fa da
amplificatore sui costi degli altri beni) infatti la Germania
usa il carbone ed il nucleare, la Francia il nucleare,
la Danimarca il carbone, la Svezia il nucleare e l'idraulico,
gli Stati Uniti carbone e nucleare (e ora gas), il Giappone
petrolio e gas ma su una forte base nucleare. Gli unici
che usano principalmente gas e olio combustibile al mondo
sono gli italiani. I combustibili che sono più
aumentati negli ultimi anni e che ragionevolmente aumenteranno
di più nel prossimo futuro. In questo scenario
al recente congresso presso il Cnel, il rappresentante
del ministero del tesoro ha detto che l'unica cosa da
fare è fare subito diecimila megawatt a gas. Il
nucleare è in forte sviluppo in tutti quei paesi,
come la Cina, con una forte struttura culturale. Un esempio
entusiasmante viene dal Sud Africa, dove la classe dirigente,
che oggi è autoctona, è all'avanguardia
nel mondo nello sviluppo del reattore a palle da tennis
(un tipo di reattore estremamente interessante già
dimostrato con successo in Germania ma fermato per motivi
politici). Non è un caso se Nelson Mandela ha portato
i partecipanti del vertice di Johannesburg a visitare
tale centrale nucleare in sviluppo. Notizia ignorata dalla
stampa. Notizia che se si vivesse in un mondo decente
sarebbe stata al centro di lunghi dibattiti. Gli Stati
Uniti nei passati venti anni hanno aggiunto una centrale
nucleare all'anno al loro parco nucleare. Non costruendo
nuove centrali ma aumentando la potenza di quelle esistenti
e diminuendo i tempi di fermata.
La Finlandia ha definitivamente deciso di costruire la
sua quinta centrale nucleare. E stanno discutendo
del fatto che una solo è poco. Non è un
caso che si tratti del paese che in tutte le indagini
mondiali è, da sempre, al primo posto delle classifiche
dei paesi meno corrotti e più rispettosi dell'ambiente.
Le due cose sono strettamente legate.
Negli anni la opposizione alla costruzione delle centrali
nucleari, evidentemente per favorire altri modi di produzione
visto che l'aumento dei consumi era dato per scontato,
ha via via detto che il nucleare non s'ha da fare perché:
1) costa troppo; 2)
le centrali sono pericolose;
3) si avrebbe la proliferazione
delle bombe atomiche; 4) anche
di combustibile nucleare ce ne è poco;
5) si producono le scorie.
1) Il
calcolo del costo del kWh è, contrariamente a quello
che si vuol fare credere, molto semplice.
E la procedura è identica alla procedura che si
usa per calcolare quanto costa percorrere un chilometro
con la macchina. Cominciamo con l'esempio per una macchina
a benzina.
Per il combustibile si fanno
dieci chilometri con un litro.10 km/l moltiplicato 1 l/euro,
invertendo 0.10 euro/km.
Più il costo capitale. 20,000 euro che vanno a
zero in dieci anni, se tale capitale fosse stato tenuto
in banca al tasso di interesse del 3% dopo dieci anni
si sarebbero accumulati1.03 moltiplicato per se stesso
dieci volte (gli anni) fa 1.3. Quindi 20,000 per 1.3 diviso
10 fa 2688 euro/a. Percorrendo 15,000 km/anno si ha 2688/15,000
= 0.18 euro/km.
Poi c'è il consumo di olio e gomme, le manutenzioni
etc. L'autostrada. 500 euro/anno. 500/15000=0.03 euro/km.
Quindi in totale 0.31 euro/km.
Applichiamo ora la stessa procedura
ma per il costo del kWh. Si fa così:
Una centrale nucleare costa 1400 $/kWe. Compreso un 12%
per smantellamento, imprevisti etc. Per una centrale da
1000 MWe si devono spendere 1400 ($/kWe) x 1000 (kW/MW)
x 1000 (kWe) = 1 400 000 000 $. Una centrale nucleare
è in funzione ogni anno per il 90% del tempo. Produrrà
quindi 1000 (kW/MW) x 1000 (MW) x 0.9 x 365 x 24 = 7 884
000 000 (kWh) ogni anno. Tale capitale viene preso in
prestito e speso durante i 4 anni di costruzione. Durante
i successivi 60 anni della vita dell'impianto viene restituito
ogni anno 1/60 del capitale più gli interessi al
3% sul capitale ancora non restituito. Per il primo anno
quindi 1 400 000 000/(7 884 000 000 x 60)=0.0029596 ($/kWhe)
per restituire il capitale e 1 400 000 000/7 884 000 000
x 0.03= 0.0053272 $/kWhe per gli interessi. Totale 0.00829
$/kWhe. Per l'ultimo anno 0.00305 $/kWhe. Questo per il
capitale.
C'è poi il costo del combustibile.
Il combustibile costa 1650 $ ogni kg di biossido di uranio
arricchito al 3.5% (Compreso il riprocessamento, altrimenti
costa la metà). Un kg di tale materiale fornisce
990000 kWh di calore. Ci vogliono 3 kWh di calore per
produrre 1 kWh di elettricità. Quindi 1650 ($/kg)/(990000
x 0.33) = 0.00505 $/kWhe.
Poi c'è il costo per la gestione e la manutenzione:
0.007 $/kWhe.
Totale complessivo 0.020340 $/kWhe cioè 39 Lit/kWhe.
Il primo anno. L'ultimo anno 23 Lit/kWhe. Per il combustibile
si spendono 9 Lit/kWhe.Come si vede non c'è nulla
di particolarmente complesso.
Se si segue la stessa procedura
per gli altri modi di produrre energia elettrica (con
gli appropriati rendimenti) si ha per il primo anno carbone
55 Lit/kWhe, olio combustibile 110 Lit/kWhe, gas ciclo
combinato 103 Lit/kWhe, fotovoltaico 514 Lit/kWhe, eolico
121 Lit/kWhe. Per l'ultimo anno carbone 35 Lit/kWhe, olio
combustibile 93 Lit/kWhe, gas ciclo combinato 89 Lit/kWhe,
fotovoltaico 19 Lit/kWhe, eolico 38 Lit/kWhe. Per il solo
combustibile si ha carbone 23 Lit/kWhe, olio combustibile
83 Lit/kWhe, gas ciclo combinato 68 Lit/kWhe.
Come si vede non c'è nulla
di particolarmente complesso. Ci
vuole solo un po' di tempo per verificare che i dati usati
siano corretti. Ognuno
delle decine di milioni di italiani che controllano le
spese condominiali può calcolarsi da solo che il
nucleare costa molto meno. Chiunque può
verificare i numeri e cambiarli se vuole usare altre ipotesi.
Ma il risultato è sempre lo stesso. Il nucleare
costa molto meno. In più la componente del costo
del combustibile sul kWh totale è piccola e quella
del costo dell'uranio naturale trascurabile. Un raddoppio
del costo dell'uranio naturale lascia praticamente invariato
il costo totale del kWh.
Non c'è bisogno di andarsi a documentare in paesi
esotici. Come per il costo del chilometro si dovrà
decidere se usare 10 km al litro, se si vuole usare il
costo dell'acquisto di una Rolls Royce o con quello di
una Panda etc. Ma ci si arriva facilmente. E'
chiaro che ognuno dei costi del kWh da nucleare, da carbone,
da olio combustibile, e da gas ciclo combinato può
variare in base a diversi modi di finanziamento, di diverso
costo di un particolare impianto nucleare rispetto ad
un altro e così via. Sui
modi di finanziamento c'è da fare una riflessione.
Un amministratore di condominio che per realizzare la
pavimentazione di una parte del condominio non fa pagare
la spesa con le rate condominiali ma va in banca a prendere
un prestito verrebbe prontamente licenziato. Perché
è chiaro tutti che andando in banca si paga la
rata più gli interessi. Lo si fa solo se i soldi
non sono disponibili. E' quindi da discutere come mai
per certe strutture (strade, ponti etc) in certi casi
si decida di farle pagare con le rate (le tasse) ed in
altre con il prestito. Ecco perché in alcuni casi
si vedono costi diversi. Ma a parità di ipotesi
di calcolo il kWh nucleare costa un terzo del costo con
il gas. E il costo dell'impianto nucleare, contrariamente
a quello a gas, si ripaga in meno di due anni (per l'impianto
a gas la componente del costo del combustibile è
troppo elevata per ottenere tale risultato). Questo è
confermato dall'esperienza pratica. Andando a vedere dove
le cose sono state gestite per bene, e cioè in
Francia, il costo del kWh nucleare è di 15 Lit/kWh.
Gli impianti a gas ciclo combinato, il meglio del meglio,
per produrre un kWh devono spendere 120 Lit a kWh. C'è
poi il fatto che in queste 120 lire non è compreso
il costo delle tubazioni da qui alla Siberia che devono
essere costruite appositamente per tali centrali. Tali
costi vengono invece pagati con i fallimenti della Enron
e schemi simili (chiamati col nome accattivante di sinergie).
Questo ai costi attuali, con 30 anni di riserve di gas.
Nel caso del nucleare invece la componente del costo del
combustibile è minima e ci sono ventimila anni
di combustibile (alla presente tecnologia): non ci si
devono spettare esclations dei costi del combustibile.
Un libero imprenditore mai rischierebbe il suo capitale,
non importa se piccolo o grande, su un impianto che produce
a costi imprevedibili e sui quali non ha il minimo controllo.
Sceglierebbe invece l'impianto che produce il kWh a costo
minore, prevedibile e storicamente stabile.
La sceneggiata ufficiale vuole invece che gli imprenditori
preferiscano le centrali a gas. Perché
col nucleare rischiano 1,400,000 milioni di euro (ma possono
produrre il kWh a 53 Lit/kWh prima dell'ammortamento e
a 25 Lit/kWh dopo; il costo del combustibile ha una bassa
incidenza sul costo totale del kWh prodotto ed è
poco variabile storicamente) mentre nel caso del gas ciclo
combinato rischiano "solo" 750,000 milioni di
euro (ma poi possono produrre il kWh a 120 Lit/kWh se
gli va bene; l'incidenza del costo del combustibile è
molto forte sul costo totale del kWh prodotto; storicamente
ha enormi variazioni: per il solo costo variabile a febbraio
2001 l'autorità per il gas e l'energia certifica
per il gas un costo del kWh di 123 Lit/kWh; il costo totale
aggiungendo il capitale e tutto il resto è ben
superiore a 120 Lit/KWh). Quindi
la sceneggiata mondiale vuole che il libero imprenditore
nel tentativo di acciuffare un pugno di mosche preferisce
sporgersi dal cinquantesimo piano (gas ciclo combinato)
ma non si sporgerebbe mai dal centesimo per acciuffare
le pepite d'oro ferme. Un raddoppio del costo dell'uranio
avrebbe un effetto praticamente nullo sul costo del kWh.Un
raddoppio del costo del gas manderebbe la sua impresa
in fallimento e perderebbe tutto il suo capitale.
2) Si sapeva anche
prima, ma dopo venti anni è oramai ufficiale, che
a Chernobyl ci sono stati, tra morti immediate e dilazionate,
44 morti. Tutto il personale presente in centrale, tranne
coloro che furono esposti a forti radiazioni, gode di
ottima salute. Il settimanale Newsweek, non sospettabile
di simpatie nucleari, riporta il numero di 60 morti. Questa
buona novella è ignorata. Purtroppo per gli antinucleari,
si sapeva e si sa che la radioattività può
far male solo se è molto superiore a quella naturale.
E se i prodotti radioattivi si disperdono, la loro concentrazione
diminuisce. La radioattività diventa molto inferiore
a quella naturale. Non c'era da aspettarsi la catastrofe
che si è voluta annunciare. La buona notizia viene
invece accolta con fastidio. Preferirebbero che non fosse
vera. In normale funzionamento una centrale nucleare emette
un decimo della radioattività che viene emessa
dalle centrali a fossili (carbone, gas e petrolio). Un
valore trascurabile rispetto alla radioattività
naturale e che in più, in buona parte, decade nel
tempo. Gli impianti nucleari sono completamente diversi
da Chernobyl, un reattore nato per produrre plutonio.
Non possono disperdere la radioattività a quel
modo ed in ogni caso sono provvisti di sistemi di contenimento
della medesima anche nel caso di incidente al di là
delle previsioni.
3) Una
bomba atomica può essere a fissione o a fusione.
Per fare la bomba a fusione non si usano i materiali di
una centrale nucleare. Nelle centrali nucleari
si possono produrre alcuni fluidi utilizzabili ma c'è
bisogno di una apposita progettazione. Le attività
correlate non possono essere dissimulate e sono facilmente
riscontrabili. La bomba a fusione ha poi bisogno per l'innesco
di una bomba a fissione. Il problema della proliferazione
è quindi quello della bomba a fissione. Per fare
una bomba a fissione si può usare o uranio o plutonio.
Per fare una bomba ad uranio le centrali nucleari non
c'entrano nulla. Si parte infatti dall'uranio naturale
e lo si "arricchisce".
Si aumenta cioè la concentrazione dell'isotopo
che dà la reazione a catena. Questo deve essere
molto arricchito con un processo tecnologicamente molto
difficile. In questo caso non si parte dall'uranio di
una centrale nucleare
e quindi la disponibilità o meno di una centrale
nucleare è irrilevante. E' elevato invece il rischio
di proliferazione posto dalle centrali a fossili. Nelle
ceneri di una centrale a carbone, per esempio, si ritrovano
ogni anno 35 chili di uranio 235. Al contrario della centrale
nucleare, appropriarsi di tale uranio è semplicissimo.
In un frullatore, se non ci fossero le lame e se fosse
tutto il contenitore a girare, non ci sarebbe omogeneizzazione
ed i pezzi più pesanti tenderebbero ad andare verso
la periferia. Mettendo vicini un enorme numero di "frullatori"
(le "centrifughe") si riesce a concentrare
(arricchire) l'isotopo dell'uranio di peso atomico adatto
per fare la bomba. Gli stabilimenti sono necessariamente
molto estesi e comunque visibili. Può essere fatto,
ma come si vede non si può usare questa scusa per
continuare ad impedire la costruzione delle centrali nucleari.
Se si vuole usare il plutonio, non si può usare
il plutonio che si genera nelle centrali nucleari comuni.
Tale plutonio deve infatti essere estratto al momento
opportuno dal reattore e questo non può essere
fatto con le centrali nucleari comuni. Ci vogliono dei
reattori appositi, come quello di Chernobyl. In ogni caso
l'attività associata all'estrazione del plutonio
dai reattori nucleari, anche per i reattori a ricarica
continua, non è dissimulabile. Semplici controlli
assicurano che tali attività non sono in corso.
Il materiale deve, infatti, essere riprocessato (separato
ed estratto). Controllando gli impianti d'arricchimento
e di riprocessamento quindi non esiste il pericolo di
proliferazione. Anche il controllo dei depositi di combustibile
irraggiato (se si vuole escludere del tutto l'uso del
plutonio anche da fonte poco adatta) è molto semplice.
Il pericolo di proliferazione non è quindi legato
all'esistenza delle centrali elettro-nucleari né
la loro presenza rende più facili le fasi più
difficili da realizzare. Al contrario laddove vi è
un programma di centrali nucleari, grazie alla presenza
di strutture e personale IAEA
è possibile controllare che attività non
permesse non siano intraprese. In più si deve tenere
presente che chiunque si mettesse a fare una bomba atomica,
dovrà provare a farla esplodere. Ognuna
di queste attività non può avvenire nello
scantinato di casa. Al contrario imponendo la tecnologia
nucleare più opportuna su scala mondiale si creano
le premesse per un più facile, pervasivo ed effettivo
controllo delle fasi di riprocessamento ed arricchimento
che sono le fasi più critiche. Heisenhower, prima
di essere presidente degli Stati Uniti era un generale.
E' difficile che egli si sbagliasse quando diceva si poteva
eliminare il pericolo di proliferazione e lanciare il
programma d'atomi per la pace. Non è successo,
ma aveva ragione. Bisogna verificare come mai invece in
seguito è stata fatta nascere la psicosi della
radioattività, come mai la gente è stata
convinta che la radioattività naturale non c'è
o è bassa. Non va dimenticato Enrico
Fermi, il quale, nonostante fosse a conoscenza
del male che lo avrebbe ucciso, ha
tenuto a lasciare la testimonianza che l'energia nucleare
è l'energia benigna che avrebbe assicurato lo sviluppo
e non la guerra. Ha avuto ragione, è
quello che è successo. Una ultima osservazione
va fatta sulle armi nucleari. Oggi, l'unico mezzo che
si ha a disposizione per deviare un corpo di grandi dimensioni
che si dirigesse verso la terra è solo l'uso di
un gran numero di bombe atomiche.
4) Contrariamente
alla situazione sopra descritta per le risorse di petrolio
e gas, per i quali benché i volumi disponibili
siano controversi, alla fine si deve convenire che, indipendentemente
dai denari che si è disposti a spendere, le risorse
sono finite (si tenga presente inoltre che ad un certo
punto ci vorrà più
energia per tirar fuori il
petrolio di quanta esso ne darà indietro),
per quanto riguarda il combustibile nucleare questo è
in sostanza omogeneamente distribuito su tutta la crosta
terrestre. Il 60% della crosta è granito ed in
media 4 parti per milione sono di uranio (il torio, che
può diventare fissile, è tre volte tanto:
in questa situazione si deve porre il problema di evitare
di bruciare l'U-235 nei reattori termici senza contemporaneamente
attivare gli autofertilizzanti). Quando si dice che oggi
le riserve di uranio sono 4.4 milioni di tonnellate, e
che queste utilizzate nei reattori termici sono sufficienti
per un tempo simile a gas e petrolio si dice una cosa
risibile e si omette di dire che: a) il dato di 4.4 milioni
di tonnellate è solo la quantità d'uranio
molto concentrato che si estrae a 20 $/kg. Variando di
poco tale spesa la quantità d'uranio disponibile
aumenta rapidamente. Già a 170 $/kg si hanno 145
milioni di tonnellate d'uranio naturale. A 1000 $/kg si
estrae già oggi l'uranio dal mare. A questo prezzo
il costo del kWh nucleare diventa uguale a quello del
carbone. Nel mare ci sono 20 miliardi di tonnellate d'uranio
naturale; b) l'altra cosa che non si dice è che
alla presente tecnologia, che include i reattori autofertilizzanti,
si devono moltiplicare le risorse suddette per un fattore
che va da sessanta a cento. E' il motivo per cui è
demenziale dare fuoco al carbone dopo averlo estratto.
Sarebbe più sensato estrarne il combustibile nucleare.
Per gli idrocarburi valgono le stesse considerazioni.
Se si dice che oggi c'è
petrolio e gas per 30 anni si deve dire che c'è
combustibile nucleare per ventimila anni. E
che contrariamente a gas e petrolio, dopo si potrà
senza problemi economici cominciare ad usare il combustibile
nucleare meno concentrato.
5) Ogni
centrale nucleare produce ogni anno a) un cubo di un metro
e rotti di lato di combustibile esaurito, altamente radioattivo;
b) un piccolo cubo di prodotti fortemente radioattivi
(filtri etc); c) un cubo di 2 metri di lato di prodotti
poco radioattivi (guanti usati, etc). Tutti questi prodotti
vengono erroneamente chiamati scorie. L'unica caratteristica
di questi materiali è di essere radioattivi. Di
emettere cioè energia (un irraggiamento, non dele
sostanze). Una caratteristica molto positiva. Le radiazioni
sono facilmente schermabili. Per i raggi alfa basta lo
spessore di un comune foglio di carta. Per i raggi beta
tre millimetri di metallo. Per i raggi gamma un metro
di cemento. Anche i neutroni (sono pochi) possono esser
facilmente schermati. Come si vede non costituiscono nessun
problema. Sono già, o sono trasformati, in forma
solida. Ed, infatti, nonostante ormai tutti siano ossessionati
da queste scorie nessuno sa dove si trovino. E' che si
trovano per lo più nelle stesse centrali. I volumi
sono talmente ridotti che non costituiscono problema alcuno.
Le scorie sono il motivo per cui l'energia si dovrebbe
produrre solo col nucleare. E'
l'unica tecnologia nota con impatto
(tutti, dai rilasci allo spazio occupato) nullo
sull'ambiente. E' l'unica tecnologia per la
quale i prodotti sono pochi e facilmente gestibili. L'idrogeno
non è una fonte di energia. E' un interessante
mezzo per immagazzinare l'energia. Esso va prodotto usando
dell'energia. Poi la restituirà in parte. Esso
è molto diffuso ma è sempre legato con qualche
altro elemento, avendo già reagito (come con l'ossigeno
nell'acqua). Per produrlo in forma utilizzabile, e cioè
libero, bisogna usare energia per staccarlo da quei legami.
Dopodiché lo si può far reagire per produrre
energia. E' un sistema di immagazzinamento molto interessante.
L'idrogeno è molto usato in campo industriale ed
ha dimostrato di essere poco pericoloso. Chi si è
abituato al metano si abituerà all'idrogeno. L'unico
modo ecologico ed economico per produrlo è partendo
dall'acqua per elettrolisi con l'elettricità delle
centrali nucleari o per radiolisi dalle cosiddette "scorie"
radioattive. Non c'è bisogno di ricerca, si potrebbe
fare domani.
Con la presente tecnologia, senza
bisogno di nessuna ricerca, si potrebbe da domani aumentare
molto l'uso dell'energia elettrica invece di gas e petrolio;
e produrre tale energia elettrica con le centrali nucleari:
1) negli usi domestici per riscaldarsi e cucinare (non
ci si avvelenerebbe e non si salterebbe per aria); anche
dal punto di vista termodinamico è molto conveniente;
2) nei trasporti è possibile già oggi usare
molto di più l'energia elettrica con i treni e
con le batterie per le automobili (che si possono ricaricare
al parcheggio o sostituire per essere ricaricate dal benzinaio,
una operazione molto più veloce del pieno di benzina,
gli spazi necessari sono accettabili).
Se venisse fatto già oggi quello che è oggi
possibile senza difficoltà alcuna, senza aspetti
negativi, con molti aspetti positivi noti, senza aspettare
la mitica scoperta di una energia ecologica, economica
e praticamente illimitata perché già esiste
e si chiama energia nucleare, verrebbero eliminate tutte
le tensioni che oggi pervadono invece l'intero problema
energetico, si smetterebbe di associare il consumo di
energia all'inquinamento, vero motivo della depressione
attuale. Il problema sarebbe
cambiato di natura e chi vuole potrebbe, per l'80% degli
usi impiegare la sua auto elettrica, ma per il resto continuare
ad usare la sua auto a benzina senza doversi sentire in
colpa. Non sarebbe più necessario controllare
militarmente vaste aree di territorio nel mondo; ci sarebbe
tutto il tempo per sviluppare cose già a portata
di mano come l'automobile ad aria compressa, ad idrogeno,
i camion e gli aerei ad idrogeno. Si tenga presente che
già oggi si vola senza troppi problemi su serbatoi
pieni di vapori di cherosene.
Bisogna però che chi discute
di queste questioni prenda atto dei dati numerici delle
grandezze in gioco.
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