24/03/2003



 


Roma 18 Marzo 2003

Manifestazioni in onore di S.M. Umberto II Re d'Italia nel ventesimo anniversario della Sua scomparsa in esilio

Martedi 18 Marzo 2003 - Roma Sala del Cenacolo della Camera dei Deputati

CONVEGNO

“Umberto II, un Sovrano europeo cattolico”

PANTHEON Messa solenne in memoria di UMBERTO II

Pantheon -18 Marzo 2003  Pontificale per il ventennalle della Scomparsa di S.M Umberto II Re d'Italia

Il 18 Marzo 2003, a Roma, nell'ambito delle manifestazioni in onore di S.M Umberto II Re d'Italia, nel ventesimo anniversario della Sua scomparsa in esilio, si è svolto alle ore 16, presso la Sala del Cenacolo da sx schermo: Ugo D'Atri - Guardie D'Onore ed il Dott.Claudio Sacco di Palazzo Valdina (Vicolo Valdina, 3a) il Convegno "Umberto II, un Sovrano europeo cattolico" organizzato dall'Istituto della Real Casa di Savoia e dall'Istituto Nazionale per la Guardia d'Onore alle Reali Tombe del Pantheon e presieduto da S.E il Marchese Aldo Pezzana Capranica del Grillo. Sono poi intervenuti il Barone Emanuele Emmanuele di Culcasi, l'On. Alberto Lembo ed il Cav. Gr. Dr Sergio Pellecchi, Vice Presidente dell'Istituto della Real Casa Savoia. Hanno aderito alla manifestazione l'Associazione Internazionale Regina Elena Gruppo Savoia, le Opere Ospedaliere dell'Ordine di S.S Maurizio e Lazzaro , il Movimento Monarchico Italiano, Alleanza Monarchica Campania ed il Movimento Nazionale Monarchico. Tra le tante cose dette è emerso un dato fondamentale, cioè che come per tante vicende italiane sarebbe necessaria una revisione storica , così pure è auspicabile che Umberto II, definito, spesso in senso al centro il Senatore Domenico Fisichella-Vice Presidente del Senatodispregiativo, "Re di Maggio" possa essere valutato nel giusto modo, soprattutto in relazione alla sua scelta di andare in esilio motivata da amore per il suo paese e dal desiderio di evitare all'Italia altri luttuosi scontri civili. Alle 18,30 infine, nella basilica del Pantheon, il Pontificale, in memoria dell' ultimo Re d'Italia. A celebrarlo è stato S. E l'Arciprete del Pantheon. Tra i presenti alla suggestiva cerimonia, svoltasi in un'atmosfera di commossa nostalgia, c'erano il Senatore Domenico Fisichella, Vice Presidente del Senato, il Capitano di Vascello Ugo D'Atri, Presidente dell'Istituto Nazionale per la Guardia D'Onore alle Reali Tombe del Pantheon ed il Dott Claudio Sacco, da poco nominato Delegato delle Guardie D'Onore alle Reali Tombe del Pantheon per Milano e provincia. Un omaggio reso non soltanto all'ultimo monarca di una celebre dinastia, ma alla gloria storica ed alla dignità culturale che sono patrimonio dell'intera Nazione.

MARIA ROSARIA SANGIUOLO


MESSAGGIO DI S.A.R. IL PRINCIPE VITTORIO EMANUELE
letto dal Cav. Gr. Cr. Dr. Sergio Pellecchi

Vice Presidente dell'Istituto della Reale Casa di Savoia

Cari Compatrioti,

il 23 Dicembre 2002, quando con la mia Famiglia sono stato ricevuto dal Santo Padre in Vaticano, ho ripensato all’abbraccio fraterno del ’82 a Fatima tra il Sommo Pontefice ed il mio Augusto Genitore ed ancora al mio incontro dell’84 con Sua Santità, per ufficializzare la donazione della Sacra Sindone.
Sabato scorso sono rientrato finalmente in Patria da Napoli dove sono nato e poi partito con mia Madre e le mie Sorelle, pochi giorni dopo i miei Augusti Avi, nel lontano 6 Giugno 1946.
Questo ritorno l’ho dedicato a Loro, a mia Moglie e al nostro Figlio.
Desidero ringraziare Voi tutti per l’appoggio continuo che non mi avete mai fatto mancare.
Durante questo breve soggiorno in Patria, ho sentito mio Padre vicino, così come non mai, dal fatidico 18 Marzo 1983 quando è stato richiamato a Dio.
Egli rimarrà nella storia d’Italia e dell’Europa un Principe gentiluomo profondamente cattolico e umano che ha sempre privilegiato la pace, la libertà, l’unità e l’indipendenza, soltanto preoccupato degli interessi della Patria, del Popolo Italiano e della difesa dei valori cristiani.
In questi vent’anni anch’io ho sempre auspicato l’unione, la concordia e la fedeltà ai valori che da un millennio ispirano la mia Casa.
Oggi, con mia Moglie e nostro Figlio, con commozione mi unisco a Voi nella sala del Cenacolo in Roma per l’omaggio alla fulgida figura del quarto Re d’Italia.
Ringrazio l’Istituto della Reale Casa di Savoia, l’Istituto Nazionale per la Guardia d’Onore alle Reali Tombe del Pantheon, tutte le Organizzazioni che hanno aderito, i partecipanti, il Presidente e gli oratori di questa importante riunione che precede la S. Messa nella Basilica del Pantheon. Sacro Tempio che aspetta la sepoltura dei miei Augusti Avi e dei miei Genitori.
Vi aspetto sabato prossimo nella Chiesa della Reale Abbazia di Altacomba.
Grazie della Vostra fedeltà e della Vostra unità.
Viva l’Italia!

VITTORIO EMANUELE


INTERVENTO DEL Barone Avv. Prof. Emmanuele Francesco Maria Emanuele

Lo si é fatto conoscere poco Umberto II, l’ultimo Re d’Italia. Lo si é voluto rimuovere dalla coscienza nazionale liquidandolo, sbrigativamente, come <Re di Maggio>.

Maggio della brevità, come quello delle rose, ma anche maggio della speranza.

Pure i due anni di Luogotenenza del Regno, esercitati dal 9 giugno del 1944 all’ascesa al trono il 9 maggio del 1946, lo avevamo visto contribuire in modo deciso alla continuità dello Stato, alla salvaguardia dell’Unità della Nazione, alla ricostituzione delle Forze Armate.

L’8 dicembre del 1943 Umberto combatte personalmente contro le armate tedesche a Montelungo (Caserta) finendo citato nel bollettino di guerra americano per essersi addirittura offerto volontario il 7 per un volo di ricognizione di venti minuti effettuato sulle artiglierie nemiche.

Pochi sanno che con DM 14 settembre 1945, a firma Jacini, gli fu conferito il nastrino della Campagna di Liberazione per la continua presenza sulla linea di combattimento dal Volturno a Bologna.

La nuova, monumentale pubblicazione dei Verbali del Consiglio dei Ministri da Badoglio a De Gasperi, terminata da Aldo Giovanni Ricci per incarico di Palazzo Chigi, ce lo ha finalmente restituito in tutta la sua dimensione di statista <super partes>.

Del pari la lunga serie di messaggi e proclami – da Salerno dal Quirinale e poi da Cascais lungo lo snodarsi dei 37 anni di ingiusto esilio – ce ne mostrano il lucido pensiero politico centrato sul problema essenziale dell’Europa: l’equilibrio tra giustizia sociale e libertà individuale, tra il principio dell’identità storica della Nazione e quell’Unione nella solidarietà e nella pace che é la base del futuro del Continente.

Statista a dimensione europea in un’Europa dilacerata dalla guerra, l’Italia gli deve di avere evitato - con sacrificio personale e della Dinastia che ne aveva compiuta l’Unità - la separazione in due che ha afflitto la Germania e l’avvio della Ricostruzione di una Nazione socialmente e spiritualmente progredita, politicamente pacificata, libera e rispettata in un’Europa che ha potuto anche per questo abbattere la Cortina di Ferro. E’ a firma di Umberto, non lo si dimentichi, l’estensione del voto alle donne.


Ma a noi tocca oggi ricordarne la lezione di statista attento alle radici cristiane dell’Europa, di quell’Europa che Casa Savoia ha contribuito a forgiare in mille anni di storia e che - da Chambéry a Monaco, a Ginevra, a Torino, a Palermo, a Cagliari, a Genova e poi a Roma Capitale - si é modulata, lungo un continuum storico ineguagliabile, colta civile e sociale sulla carducciana <Bianca Croce di Savoia>.

Nel decimo anniversario dell’esilio, il 13 giugno del 1956, Umberto II scrive agl’Italiani: <I disegni della Provvidenza spingono le varie Nazioni dell’Europa sulla via di una sempre più accentuata solidarietà politica ed economica, in cui la sovranità dei singoli Stati é destinata a trovare necessari limiti. Prepariamoci quindi, per quando l’ora sarà matura, alla nuova Europa che sorge, ma senza rinunziare ai valori della tradizione nazionale, anzi esaltandoli e perfezionandoli quale nostro vitale contributo a un patrimonio comune>.

Umberto II fu un cattolico vero, un testimone concreto del messaggio cristiano.

Tutta la sua vita ce lo racconta.

La mattina del 10 giugno del 1946, al termine di una primavera romana, incerta come questa che ora incomincia, Umberto II entrava nella cappella dell’Annunziata al Quirinale, per assistere a quella che sarebbe stata l’ultima Messa da lui ascoltata in Italia. La cappella era la stessa in cui il 10 maggio precedente aveva voluto il pontificale d’inizio del Regno. Ma il posto accanto all’inginocchiatoio era già vuoto: mercoledì 5 giugno la Regina era partita con il piccolo Principe Ereditario e le Principesse Reali. Da Napoli, sul Duca degli Abruzzi, 57 anni fa.

L’esilio é durato 37 anni per lui e appunto 57 per il figlio Vittorio Emanuele, principe di Napoli.

Tre giorni prima, il 7 giugno del 1946, il Re era stato ricevuto in visita di congedo da Pio XII, nella biblioteca privata al terzo piano del Palazzo Apostolico Vaticano.

Sono le 19.30, Umberto II indossa per l’ultima volta la divisa di Maresciallo d’Italia. E’ lì, tra il Pastor Angelicus e l’Ultimo Re d’Italia, che viene tracciata la linea di condotta di un regno senza trono che, nell’esilio immeritato, fece Umberto II il cavaliere dell’Europa cristiana.

<L’atteggiamento di pacificazione adottato da Sovrano cattolico – gli dice Pio XII – é conforme a quel coraggio evangelico che sopporta le avversità con fortezza d’animo>. Congedo, partenza dall’Italia: <E’ nel segno del rispetto della legge divina e umana che Vostra Maestà troverà – insiste Pio XII – in questi giorni amarissimi, la giusta strada secondo le tradizioni della sua Casa>. E’ da questa udienza che Umberto II esce confermato nella decisione di non opporre la forza dell’Esercito e della Marina, provati ma fedeli, ai discussi risultati referendari. E’ da questa udienza che si staglia la bellezza cristiana della scelta di non aggravare ancora di più i lutti della Patria, distrutta dalla guerra, con uno scontro civile.

Del resto i contatti tra il Principe di Piemonte e il Papa erano stati continui, durante la Luogotenenza. Quelli più riservati e diretti li tiene lo stesso Umberto tramite il conte Dalla Torre e il professor Cinelli, ammessi alla familiarità del Papa per i loro incarichi in Vaticano. Quelli ufficiali tramite l’ambasciatore italiano marchese Diana. Altri vengono intessuti tra il ministro della Real Casa Falcone Lucifero e i Nipoti Pacelli.

I Principi Reali agiscono spesso in prima persona. Il 13 ottobre del 1945, dopo la lunga assenza da Roma, la Principessa di Piemonte e le Duchesse d’Aosta sono in udienza da Pio XII, mentre l’americano monsignor Markham – che ha raccolto per ordine del Papa otto miliardi di soccorsi per l’Italia – riceve personalmente da Umberto la commenda dei SS. Maurizio e Lazzaro. Il 21 febbraio 1946 il ministro della Real Casa Falcone Lucifero indossa per la prima volta la sciarpa verde del Gran Cordone Mauriziano per accompagnare Umberto e Maria José ad assistere al Concistoro Pubblico a San Pietro, in una tribuna riservata alla destra del trono papale: vengono insediati i 32 nuovi cardinali creati da Pio XII il 18 con un’apertura internazionale di speranza. Il 26 febbraio alle 17 Umberto apre addirittura, con una rivoluzione <copernicana>, i saloni del Quirinale per un ricevimento in onore del Sacro Collegio così rinnovato. Umberto Luogotenente del regno, decide di sedersi da un lato, non a capotavola, tra i cardinali Jorio (alla sua destra) e Tisserant (alla sinistra).

Vale la pena di sottolineare che l’apertura e la devozione cristiane di Umberto non sono strumentali: il 26 aprile, con un odg firmato anche dal monarchico Aldisio, alto commissario per la Sicilia, al congresso Dc passa la scontata tesi repubblicana Sturzo-Scelba e domenica 28 il ministro Lucifero discute con Umberto l’opportunità di affrontare lo stesso il referendum. Il direttore de <L’Osservatore Romano>, il conte Dalla Torre, porta però l’incoraggiamento del Papa a proseguire.

Il 4 maggio é il Beato Schuster, già abate di San Paolo e all’epoca arcivescovo di Milano, a dire al ministro Lucifero, a proposito dell’imminente abdicazione di Vittorio Emanuele III: <Questo significa giocare tutto per tutto>, cioé decidere ancora la possibilità di una vittoria monarchica. E nel mese di regno Umberto sarà ospite dei cardinali arcivescovi di Torino, Milano, Venezia, Palermo. Durante l’esilio saprà essere particolarmente vicino ai cardinali Stepinac, Mindszenty, Beran, Slipyj: gli eroi della Chiesa Martire. Sarà amico dei cardinali Roncalli, poi Beato Giovanni XXIII, Spellman e Casariego, come dell’etnarca di Cipro Makarios III.

Quando, partito il re da Ciampino il 13 giugno, il ministro Lucifero va il 21 in udienza di congedo da Pio XII, il Sommo Pontefice si dice <dolente di quanto é accaduto e domanda se sia vero che sono stati gli Alleati a richiedere la partenza del Re, temendo che altrimenti Tito avrebbe occupato Trieste>. Lucifero lo escude, ma Pio XII sapeva certamente molto della situazione europea.

I 37 anni di esilio di Umberto II sono puntuali per la riaffermazione dei valori fondanti del cattolicesimo alle radici dell’Europa.

Possiamo appena spigolare dagli enormi dossier raccolti dal ministro della Real Casa Lucifero e dell’avvocato generale e successore D’Amelio.

Innanzi tutto la riaffermazione puntuale dei valori della famiglia mediterranea (messaggio per le nozze della nipote Margherita con Roberto d’Austria Este, 1953; della figlia Maria Pia con Alessandro di Jugoslavia, 1955). Poi la serie di rievocazioni dei grandi spiriti del cattolicesimo risorgimentale a cominciare da Rosmini, Gioberti, Manzoni (1955).

Ricordiamo soltanto, tra i continui interventi per l’erezione o il restauro delle chiese, l’Altare della Madonna del Disperso (Milano, 1956), il reliquiario della Beata Ludovica di Savoia a Orbe, presso Losanna, portato personalmente (1964), il Tempio dell’Internato Ignoto a Padova (1966), la Banca del Sangue Smom a Malta (1968); le donazioni: alla Cittadella Mariana voluta da san Pio da Pietralcina a Sessano nel Molise (1978), al Santuario Mariano di Efeso, alla Basilica dell’Annunciazione di Nazareth (1964), a Santa Maria degli Angeli di Roma (1966), alla chiesa di Santa Maria Maddalena di Alba (1968), alla Parrocchia di Stupinigi (1968), al Santuario dell’Acquasanta (Genova, 1968), alla chiesa svizzera di Orbe (1968), alla Cattedrale di Vercelli (1969), al Santuario di Oropa (1969), all’Abbazia di Montecassino (1970), ancora allo Smom (1970 e 1975), a San Lazzaro degli Armeni (Venezia 1976), alla Parrocchia di Rodigo (1977).

Grandeggia la fiamma intensa della sua carità: se da Re aveva ospitato tra Quirinale e Villa Ada i mutilatini della guerra, promuove dall’esilio l’Opera degli Sbandati (1957), gli Uffici assistenziali e sindacali gratuiti per i lavori (1958). Gli interventi assistenziali sono innumerevoli: terremotati di Calabria (1947), di Rieti (1949), sinistrati dell’Etna (1950), alluvionati del Reno, dell’Alto Lario, del Po (1951), sinistrati della catastrofe della galleria di Montelungo (1952), alluvionati del lago d’Iseo (1953) e così via fino alla sua morte (eccezionali gli aiuti per gli alluvionati di Firenze e i terremotati del Belice) in centinaia di piccoli e grandi, ma sempre concretissimi, gesti di carità. Tra tutte spiccano le dotazioni del reparto radiologico Regina Elena di Lamon (Belluno) e dell’Ospedale dell’Annunziata di Cosenza.

Riesce persino nel 1976 a partecipare al pellegrinaggio a Lourdes dell’Ordine di Malta e conservava con affetto il distintivo di barelliere onorario. Aveva ripreso le cause di canonizzazione delle grandi regine e lo stesso Giovanni Paolo II ha proclamato <venerabile> Maria Clotilde di Savoia.

Ma a contare più di tutto, in lui Gran Maestro degli Ordini della SS.ma Annunziata e dei SS. Maurizio e Lazzaro, saranno le grandiose donazioni testamentarie: la Sindone al Papa e l’Abbazia di Hautecombe all’Ordine benedettino del luogo. Ne aveva accennato a Paolo VI durante il memorabile incontro al Santuario Mariano di Fatima.

Umberto II, grande sovrano europeo e cattolico, disse all’amico di sempre Luigi Barzini jr., nel 1952: <Io credo che la mia Casa sia stata designata in un certo modo ad un’opera di mediazione in Italia tra Chiesa e Stato, una Casa della cui devozione millenaria non si può dubitare, ma che ha saputo difendere l’autonomia delle cose di Cesare. Non parlo dei Santi di Savoia, né del Diario di Carlo Alberto con le sue fervide invocazioni a Dio. Penso per esempio a Vittorio Emanuele II che, come Capo dello Stato, fu scomunicato dopo la presa di Roma. La domenica mattina (gli altari del Quirinale erano sconsacrati) andava in carrozza in via Nomentana alla villa di sua moglie la contessa di Mirafiori ad ascoltare la Messa nella sua cappella privata. Tre giorni prima di morire ascoltò la Messa a San Silvestro, la mattina presto, prima della partita di caccia dove si ammalò. Fervido cattolico e patriota>.

Così fu Umberto II, Luogotenente del Regno per due anni, Re per un mese, esiliato per 37: un vero sovrano cattolico europeo.

Emmanuele Francesco Maria Emanuele



 

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