Manifestazioni
in onore di
S.M.
Umberto II Re
d'Italia nel ventesimo
anniversario della
Sua scomparsa in esilio
Martedi 18 Marzo 2003
- Roma Sala del Cenacolo della
Camera dei Deputati
CONVEGNO
“Umberto II, un Sovrano europeo
cattolico”
PANTHEON
Messa solenne in memoria di
UMBERTO II
Il
18 Marzo 2003,
a Roma, nell'ambito
delle manifestazioni in onore di
S.M Umberto IIRe
d'Italia, nel ventesimo anniversario della
Sua scomparsa in esilio, si è svolto alle ore
16, presso la Sala del Cenacolo di
Palazzo Valdina (Vicolo Valdina, 3a) il Convegno "Umberto
II, un Sovrano europeo cattolico" organizzato
dall'Istituto della Real Casa
di Savoia e dall'Istituto
Nazionale per la Guardia d'Onore alle Reali Tombe del
Pantheon e presieduto da S.E il Marchese Aldo
Pezzana Capranica del Grillo. Sono poi intervenuti
il Barone Emanuele Emmanuele
di Culcasi, l'On. Alberto
Lembo ed il Cav. Gr. Dr
Sergio Pellecchi, Vice Presidente dell'Istituto
della Real Casa Savoia. Hanno aderito alla manifestazione
l'Associazione Internazionale
Regina Elena Gruppo Savoia, le Opere
Ospedaliere dell'Ordine di S.S Maurizio e Lazzaro ,
il Movimento Monarchico Italiano, Alleanza
Monarchica Campania ed il Movimento
Nazionale Monarchico. Tra le tante cose dette
è emerso un dato fondamentale, cioè che
come per tante vicende italiane sarebbe necessaria una
revisione storica
, così pure è auspicabile che
Umberto II, definito, spesso in senso dispregiativo,
"Re di Maggio" possa
essere valutato nel giusto modo, soprattutto in relazione
alla sua scelta di andare in esilio motivata da amore
per il suo paese e dal desiderio di evitare all'Italia
altri luttuosi scontri civili. Alle 18,30 infine, nella
basilica del Pantheon, il Pontificale, in memoria dell'
ultimo Re d'Italia. A celebrarlo è stato S. E
l'Arciprete del Pantheon. Tra i presenti alla suggestiva
cerimonia, svoltasi in un'atmosfera di commossa nostalgia,
c'erano il Senatore Domenico
Fisichella, Vice Presidente del Senato, il
Capitano di Vascello Ugo D'Atri,
Presidente dell'Istituto Nazionale
per la Guardia D'Onore alle Reali Tombe del Pantheon
ed il Dott Claudio Sacco,
da poco nominato Delegato delle
Guardie D'Onore alle
Reali Tombe
del Pantheon per Milano
e provincia. Un omaggio reso non soltanto all'ultimo
monarca di una celebre dinastia, ma alla gloria storica
ed alla dignità culturale che sono patrimonio
dell'intera Nazione.
MARIA
ROSARIA SANGIUOLO
MESSAGGIO
DIS.A.R. IL PRINCIPE
VITTORIO EMANUELE letto dal Cav. Gr. Cr. Dr.Sergio Pellecchi
Vice Presidentedell'Istituto
della Reale Casa di Savoia
Cari
Compatrioti,
il 23 Dicembre 2002,
quando con la mia Famiglia sono
stato ricevuto dal Santo Padre in Vaticano, ho ripensato
all’abbraccio fraterno del ’82 a Fatima tra il Sommo
Pontefice ed il mio Augusto
Genitore ed ancora
al mio incontro dell’84 con Sua Santità, per
ufficializzare la donazione della Sacra Sindone. Sabato scorso sono rientrato
finalmente in Patria da Napoli dove sono
nato e poi partito con mia Madre e le mie Sorelle, pochi
giorni dopo i miei Augusti Avi, nel lontano 6 Giugno
1946.
Questo ritorno l’ho dedicato a Loro, a mia Moglie e
al nostro Figlio.
Desidero ringraziare Voi tutti per l’appoggio continuo
che non mi avete mai fatto mancare.
Durante questo breve soggiorno in Patria, ho sentito
mio Padre vicino, così come non mai, dal fatidico
18 Marzo 1983quando è stato richiamato a Dio. Egli rimarrà
nella storia d’Italia e dell’Europa un Principe
gentiluomo profondamente cattolico e umano
che ha sempre privilegiato la pace, la libertà,
l’unità e l’indipendenza, soltanto preoccupato
degli interessi della Patria, del Popolo Italiano e
della difesa dei valori cristiani.
In questi vent’anni anch’io ho sempre auspicato l’unione,
la concordia e la fedeltà ai valori che da un
millennio ispirano la mia Casa.
Oggi, con mia Moglie e nostro Figlio, con commozione
mi unisco a Voi nella sala del Cenacolo in Roma per
l’omaggio alla fulgida figura del quarto Re d’Italia.
Ringrazio l’Istituto della Reale Casa di Savoia, l’Istituto
Nazionale per la Guardia d’Onore alle Reali Tombe del
Pantheon, tutte le Organizzazioni che hanno aderito,
i partecipanti, il Presidente e gli oratori di questa
importante riunione che precede la S. Messa nella Basilica
del Pantheon. Sacro Tempio che aspetta la sepoltura
dei miei Augusti Avi e dei miei Genitori. Vi aspetto sabato prossimo
nella Chiesa della Reale Abbazia di Altacomba.
Grazie della Vostra fedeltà e della Vostra unità. Viva l’Italia!
VITTORIO
EMANUELE
INTERVENTO
DEL Barone Avv. Prof. Emmanuele
Francesco Maria Emanuele
Lo si é fatto conoscere poco Umberto
II, l’ultimo Re d’Italia. Lo si é
voluto rimuovere dalla coscienza nazionale liquidandolo,
sbrigativamente, come <Re
di Maggio>.
Maggio della brevità,
come quello delle rose, ma anche maggio della
speranza.
Pure i due anni di Luogotenenza del Regno, esercitati
dal 9 giugno del 1944 all’ascesa al trono il 9 maggio
del 1946, lo avevamo visto contribuire in modo deciso
alla continuità dello Stato, alla salvaguardia
dell’Unità della Nazione, alla ricostituzione
delle Forze Armate.
L’8 dicembre del 1943 Umberto combatte personalmente
contro le armate tedesche a Montelungo (Caserta) finendo
citato nel bollettino di guerra americano per essersi
addirittura offerto volontario il 7 per un volo di ricognizione
di venti minuti effettuato sulle artiglierie nemiche.
Pochi sanno che con DM 14 settembre 1945, a firma Jacini,
gli fu conferito il nastrino della Campagna di Liberazione
per la continua presenza sulla linea di combattimento
dal Volturno a Bologna.
La nuova, monumentale pubblicazione dei Verbali del
Consiglio dei Ministri da Badoglio a De Gasperi, terminata
da Aldo Giovanni Ricci per incarico di Palazzo Chigi,
ce lo ha finalmente restituito in tutta la sua dimensione
di statista <super partes>.
Del pari la lunga serie di messaggi e proclami – da
Salerno dal Quirinale e poi da Cascais lungo lo snodarsi
dei 37 anni di ingiusto esilio – ce ne mostrano il lucido
pensiero politico centrato sul problema essenziale dell’Europa:
l’equilibrio tra giustizia sociale e libertà
individuale, tra il principio dell’identità storica
della Nazione e quell’Unione nella solidarietà
e nella pace che é la base del futuro del Continente.
Statista a dimensione europea
in un’Europa dilacerata dalla guerra, l’Italia gli deve
di avere evitato - con sacrificio personale e della
Dinastia che ne aveva compiuta l’Unità - la separazione
in due che ha afflitto la Germania e l’avvio della Ricostruzione
di una Nazione socialmente e spiritualmente progredita,
politicamente pacificata, libera e rispettata in un’Europa
che ha potuto anche per questo abbattere la Cortina
di Ferro. E’ a firma di Umberto, non lo si dimentichi,
l’estensione del voto alle donne.
Ma a noi tocca oggi ricordarne la lezione di statista
attento alle radici cristiane dell’Europa, di quell’Europa
che Casa Savoia ha contribuito a forgiare in mille anni
di storia e che - da Chambéry a Monaco, a Ginevra,
a Torino, a Palermo, a Cagliari, a Genova e poi a Roma
Capitale - si é modulata, lungo un continuum
storico ineguagliabile, colta civile e sociale sulla
carducciana <Bianca Croce
di Savoia>.
Nel decimo anniversario dell’esilio, il 13 giugno del
1956, Umberto II scrive agl’Italiani: <I disegni
della Provvidenza spingono le varie Nazioni dell’Europa
sulla via di una sempre più accentuata solidarietà
politica ed economica, in cui la sovranità dei
singoli Stati é destinata a trovare necessari
limiti. Prepariamoci quindi, per quando l’ora sarà
matura, alla nuova Europa che sorge, ma senza rinunziare
ai valori della tradizione nazionale, anzi esaltandoli
e perfezionandoli quale nostro vitale contributo a un
patrimonio comune>.
Umberto II fu un cattolico
vero, un testimone
concreto del messaggio cristiano.
Tutta la sua vita ce lo racconta.
La mattina del 10 giugno del 1946, al termine di una
primavera romana, incerta come questa che ora incomincia,
Umberto II entrava nella cappella dell’Annunziata al
Quirinale, per assistere a quella che sarebbe stata
l’ultima Messa da lui ascoltata in Italia. La cappella
era la stessa in cui il 10 maggio precedente aveva voluto
il pontificale d’inizio del Regno. Ma il posto accanto
all’inginocchiatoio era già vuoto: mercoledì
5 giugno la Regina era partita con il piccolo Principe
Ereditario e le Principesse Reali. Da Napoli, sul Duca
degli Abruzzi, 57 anni fa.
L’esilio é
durato 37 anni per
lui e appunto 57
per il figlio Vittorio Emanuele,
principe di Napoli.
Tre giorni prima, il 7 giugno del 1946, il Re era stato
ricevuto in visita di congedo da Pio XII, nella biblioteca
privata al terzo piano del Palazzo Apostolico Vaticano.
Sono le 19.30, Umberto II indossa per l’ultima volta
la divisa di Maresciallo d’Italia. E’ lì, tra
il Pastor Angelicus e l’Ultimo Re d’Italia, che viene
tracciata la linea di condotta di un regno senza trono
che, nell’esilio immeritato, fece Umberto II il cavaliere
dell’Europa cristiana.
<L’atteggiamento di pacificazione adottato da Sovrano
cattolico – gli dice Pio XII
– é conforme a quel coraggio evangelico che sopporta
le avversità con fortezza d’animo>. Congedo,
partenza dall’Italia: <E’ nel segno del rispetto
della legge divina e umana che Vostra Maestà
troverà – insiste Pio XII – in questi giorni
amarissimi, la giusta strada secondo le tradizioni della
sua Casa>. E’ da questa udienza che Umberto
II esce confermato nella decisione di non
opporre la forza dell’Esercito e della Marina, provati
ma fedeli, ai discussi risultati referendari. E’ da
questa udienza che si staglia
la bellezza cristiana della scelta di non aggravare
ancora di più i lutti della Patria, distrutta
dalla guerra, con uno scontro civile.
Del resto i contatti tra il Principe di Piemonte e
il Papa erano stati continui, durante la Luogotenenza.
Quelli più riservati e diretti li tiene lo stesso
Umberto tramite il conte Dalla Torre e il professor
Cinelli, ammessi alla familiarità del Papa per
i loro incarichi in Vaticano. Quelli ufficiali tramite
l’ambasciatore italiano marchese Diana. Altri vengono
intessuti tra il ministro della Real Casa Falcone Lucifero
e i Nipoti Pacelli.
I Principi Reali agiscono spesso in prima persona.
Il 13 ottobre del 1945, dopo la lunga assenza da Roma,
la Principessa di Piemonte e le Duchesse d’Aosta sono
in udienza da Pio XII, mentre l’americano monsignor
Markham – che ha raccolto per ordine del Papa otto miliardi
di soccorsi per l’Italia – riceve personalmente da Umberto
la commenda dei SS. Maurizio e Lazzaro. Il 21 febbraio
1946 il ministro della Real Casa Falcone Lucifero indossa
per la prima volta la sciarpa verde del Gran Cordone
Mauriziano per accompagnare Umberto e Maria José
ad assistere al Concistoro Pubblico a San Pietro, in
una tribuna riservata alla destra del trono papale:
vengono insediati i 32 nuovi cardinali creati da Pio
XII il 18 con un’apertura internazionale di speranza.
Il 26 febbraio alle 17 Umberto apre addirittura, con
una rivoluzione <copernicana>, i saloni del Quirinale
per un ricevimento in onore del Sacro Collegio così
rinnovato. Umberto Luogotenente del regno, decide di
sedersi da un lato, non a capotavola, tra i cardinali
Jorio (alla sua destra) e Tisserant (alla sinistra).
Vale la pena di sottolineare che l’apertura e la devozione
cristiane di Umberto non sono strumentali: il 26 aprile,
con un odg firmato anche dal monarchico Aldisio, alto
commissario per la Sicilia, al congresso Dc passa la
scontata tesi repubblicana Sturzo-Scelba e domenica
28 il ministro Lucifero discute con Umberto l’opportunità
di affrontare lo stesso il referendum. Il direttore
de <L’Osservatore Romano>, il conte Dalla Torre,
porta però l’incoraggiamento del Papa a proseguire.
Il 4 maggio é il Beato
Schuster, già abate di San Paolo e
all’epoca arcivescovo di Milano, a dire al ministro
Lucifero, a proposito dell’imminente abdicazione
di Vittorio Emanuele III: <Questo significa giocare
tutto per tutto>, cioé decidere ancora la
possibilità di una vittoria monarchica. E nel
mese di regno Umberto sarà ospite dei cardinali
arcivescovi di Torino, Milano, Venezia, Palermo. Durante
l’esilio saprà essere particolarmente vicino
ai cardinali Stepinac, Mindszenty, Beran, Slipyj: gli
eroi della Chiesa Martire. Sarà amico dei cardinali
Roncalli, poi Beato Giovanni XXIII, Spellman e Casariego,
come dell’etnarca di Cipro Makarios III.
Quando, partito il re da Ciampino il 13 giugno, il
ministro Lucifero va il 21 in udienza di congedo da
Pio XII, il Sommo Pontefice si dice <dolente di quanto
é accaduto e domanda se sia vero che sono stati
gli Alleati a richiedere la partenza del Re, temendo
che altrimenti Tito avrebbe occupato Trieste>. Lucifero
lo escude, ma Pio XII sapeva certamente molto della
situazione europea.
I 37 anni di esilio di Umberto
II sono puntuali per la riaffermazione dei valori fondanti
del cattolicesimo alle radici dell’Europa.
Possiamo appena spigolare dagli enormi dossier raccolti
dal ministro della Real Casa Lucifero e dell’avvocato
generale e successore D’Amelio.
Innanzi tutto la riaffermazione puntuale dei valori
della famiglia mediterranea (messaggio per le nozze
della nipote Margherita con Roberto d’Austria Este,
1953; della figlia Maria Pia con Alessandro di Jugoslavia,
1955). Poi la serie di rievocazioni dei grandi spiriti
del cattolicesimo risorgimentale a cominciare da Rosmini,
Gioberti, Manzoni (1955).
Ricordiamo soltanto, tra i continui interventi per
l’erezione o il restauro delle chiese, l’Altare della
Madonna del Disperso (Milano, 1956), il reliquiario
della Beata Ludovica di Savoia a Orbe, presso Losanna,
portato personalmente (1964), il Tempio dell’Internato
Ignoto a Padova (1966), la Banca del Sangue Smom a Malta
(1968); le donazioni: alla Cittadella Mariana voluta
da san Pio da Pietralcina a Sessano nel Molise (1978),
al Santuario Mariano di Efeso, alla Basilica dell’Annunciazione
di Nazareth (1964), a Santa Maria degli Angeli di Roma
(1966), alla chiesa di Santa Maria Maddalena di Alba
(1968), alla Parrocchia di Stupinigi (1968), al Santuario
dell’Acquasanta (Genova, 1968), alla chiesa svizzera
di Orbe (1968), alla Cattedrale di Vercelli (1969),
al Santuario di Oropa (1969), all’Abbazia di Montecassino
(1970), ancora allo Smom (1970 e 1975), a San Lazzaro
degli Armeni (Venezia 1976), alla Parrocchia di Rodigo
(1977).
Grandeggia la fiamma intensa
della sua carità: se da Re aveva ospitato
tra Quirinale e Villa Ada i mutilatini della guerra,
promuove dall’esilio l’Opera degli Sbandati (1957),
gli Uffici assistenziali e sindacali gratuiti per i
lavori (1958). Gli interventi assistenziali sono innumerevoli:
terremotati di Calabria (1947), di Rieti (1949), sinistrati
dell’Etna (1950), alluvionati del Reno, dell’Alto Lario,
del Po (1951), sinistrati della catastrofe della galleria
di Montelungo (1952), alluvionati del lago d’Iseo (1953)
e così via fino alla sua morte (eccezionali gli
aiuti per gli alluvionati di Firenze e i terremotati
del Belice) in centinaia di piccoli e grandi, ma sempre
concretissimi, gesti di carità. Tra tutte spiccano
le dotazioni del reparto radiologico Regina Elena di
Lamon (Belluno) e dell’Ospedale dell’Annunziata di Cosenza.
Riesce persino nel 1976 a partecipare al pellegrinaggio
a Lourdes dell’Ordine di Malta e conservava con affetto
il distintivo di barelliere onorario. Aveva ripreso
le cause di canonizzazione delle grandi regine e lo
stesso Giovanni Paolo II ha proclamato <venerabile>
Maria Clotilde di Savoia.
Ma a contare più di
tutto, in lui Gran Maestro degli Ordini della
SS.ma Annunziata e dei SS. Maurizio e Lazzaro, saranno
le grandiose donazioni testamentarie: la
Sindoneal Papa
e l’Abbazia di Hautecombe
all’Ordine benedettino del
luogo. Ne aveva accennato a Paolo VI durante il memorabile
incontro al Santuario Mariano di Fatima.
Umberto II, grande sovrano europeo e cattolico, disse
all’amico di sempre Luigi Barzini
jr., nel 1952: <Io credo che la mia Casa
sia stata designata in un certo modo ad un’opera di
mediazione in Italia tra Chiesa e Stato, una Casa della
cui devozione millenaria non si può dubitare,
ma che ha saputo difendere l’autonomia delle cose di
Cesare. Non parlo dei Santi di Savoia, né del
Diario di Carlo Alberto con le sue fervide invocazioni
a Dio. Penso per esempio a Vittorio Emanuele II che,
come Capo dello Stato, fu scomunicato dopo la presa
di Roma. La domenica mattina (gli altari del Quirinale
erano sconsacrati) andava in carrozza in via Nomentana
alla villa di sua moglie la contessa di Mirafiori ad
ascoltare la Messa nella sua cappella privata. Tre giorni
prima di morire ascoltò la Messa a San Silvestro,
la mattina presto, prima della partita di caccia dove
si ammalò. Fervido cattolico e patriota>.
Così fu Umberto II,
Luogotenente del Regno per due anni, Re per un mese,
esiliato per 37:
un vero sovrano cattolico
europeo.