L' uso
improprio dei medicinali, oltre a favorire
il diffondersi di patologie di vario genere che hanno
costi ingentissimi umani e sociali, contribuisce potentemente
allo svilimento della ricerca di base ed applicata,
con una riduzione massima delle potenzialità
economiche e formative di un intero paese. Senza uno
stimolo per la ricerca competitiva, ( tanto il mercato
produce ricchezza indipendentemente dalla qualità
del prodotto venduto ), interi settori della vita culturale
nazionale vanno alla deriva incrementando la sfiducia,
l'assenteismo, il disinteresse, la fuga dei cervelli,
la stagnazione culturale. Trattare di mercato farmaceutico
e delle sue distorsioni non vuol dire quindi limitarsi
a stigmatizzare comportamenti ormai consueti, visti
gli sviluppi dello scandalo della corruzione farmaceutica
recentemente emerso, ma affrontare all' origine il problema
connesso alla tutela della professionalità intellettuale
contro la sua emarginazione tutta e soltanto italiana
dalla gestione della cosa pubblica. In uno studio recentemente
pubblicato, un noto esperto di problematiche farmaceutiche
ha evidenziato che la forzatura del mercato cui stiamo
assistendo tramite corruzione e promesse di regalie
e favori di vario genere ai medici è causata
dall' esigenza di ottenere risultati economici a breve
perché moltissimi prodotti farmaceutici si trovano
ai limiti della scadenza del brevetto, mentre per mancanza
di una ricerca adeguata non si vedono all' orizzonte
prodotti alternativi ed innovativi. Malgrado questa
situazione di crisi, ma anche grazie agli scandali ricorrenti
nel settore, di recente è stato divulgato un
documento che fissa alcuni punti essenziali da cui si
deve procedere per garantire una produzione farmaceutica
all' altezza dei livelli raggiunti dalla ricerca non
soltanto nell' innovazione farmaceutica ma anche e soprattutto
nei sistemi di controllo e di validazione della qualità
della produzione.
A causa della pressione dell' opinione pubblica che
sta riemergendo da uno stadio di totale passività
e vuole un controllo più
efficace a livello globale sul mercato del farmaco,
si è riunita a Parigi il 15 e 16 novembre 2001
la "Società Internazionale
dei Bollettini Indipendenti di informazione sui farmaci"
( ISDB), che ha il ruolo di diffondere informazioni
di buona qualità su farmaci e terapie in tutti
i paesi del mondo. Destinatari sono biologi, chimici,
farmacisti, medici, veterinari e semplici cittadini.
Un gruppo di lavoro della Isdb ha elaborato un documento
dal titolo " Il vero progresso
terapeutico", che sintetizzerò
in poche righe, con un breve commento.
Ogni nuovo trattamento deve essere valutato non solo
in termini di morbilità, ma anche di qualità
della vita, cioè si deve tenere conto degli effetti
secondari della terapia e dell' impatto che questi hanno
sulla sofferenza e sui comportamenti del paziente. In
altre parole, è del tutto inutile applicare certe,
e ben conosciute, terapie antitumorali che provocano
sofferenze impensabili senza ottenere nella maggioranza
dei casi differenze significative di risultati rispetto
a terapie molto più sopportabili.
Spesso una cura per patologie meno drammatiche di quelle
tumorali viene abbandonata dal paziente a causa di effetti
secondari che altre terapie non comportano, con grave
danno per le persone incautamente trattate perché
restano senza terapia. Lo studio dell' atteggiamento
del paziente verso un medicinale o verso un intervento
sanitario viene chiamato "
compliance". Questo studio è,
per ovvie ragioni, essenziale in ogni tipo di intervento
terapeutico, perché se il malato non utilizza
quanto gli viene consigliato cade tutto il castello
su cui si è incentrata la cura. Tuttavia, molto
spesso è proprio l' assenza di interesse nei
confronti della compliance da parte del medico curante
che denota una sostanziale assenza di sollecitudine
nei confronti di chi si è messo incautamente
nelle mani di uno speculatore. Sono necessari studi
a lungo termine per patologie croniche. Sono necessari
"studi comparativi"
per valutare l' effettiva superiorità
di un nuovo trattamento rispetto a quelli precedentemente
adottati. [ Dichiarazione di Helsinki dell' ottobre
2000].
Al fine di stabilire la sicurezza di un nuovo farmaco
sono necessarie informazioni di Farmacovigilanza
a breve, medio, lungo termine. ( La Farmacovigilanza
è il sistema di controllo, stabilito con apposite
leggi statali in tutto il mondo, che obbliga gli operatori
sanitari a denunciare al Ministero della salute tutti
gli effetti secondari ed indesiderati che riscontrano
durante un trattamento farmacoterapeutico. In Italia
la Farmacovigilanza è legge da molti anni, la
normativa europea di riferimento è stata acquisita
con il Decreto legislativo n. 44 del 1997, ma il nostro
paese è quello che, a fronte di un mercato in
continua ebollizione, denuncia il minor numero di effetti
secondari. Ciò sta a significare, in maniera
inconfutabile, il disinteresse degli operatori sanitari
alla buona conclusione della terapia prescritta e, quanto
meno, una poca attenzione verso i problemi reali dei
loro pazienti, percepiti per lo più come rompiscatole
o peggio come consumatori sprovveduti da spremere ).
La sicurezza deve essere massima nei gruppi di popolazione
a rischio, quali gli anziani, i bambini, le donne in
gravidanza ed i pazienti con insufficienza renale. [
La maggior parte dei medicinali prescritti ai bambini
non sono mai stati studiati per i bambini. La posologia
pertanto è casuale. Un caso particolarmente patologico
è costituito dal recente tentativo di forzare
la prescrizione di uno psicofarmaco da tempo allontanato
dal mercato: il Ritalin,
indicato ora per i bambini irrequieti, proposta terapeutica
che sta dando i suoi devastanti frutti a causa della
facile prescrivibilità del medesimo perché
la resistenza dei genitori contro la dissennata prescrizione
non è prevedibile a causa dell' esasperazione
provocata dal comportamento dei figli. ] Questa presa
di posizione si rivolge in primis agli Organismi statali,
che sono obbligati ad imporre le elencate precauzioni
alle imprese farmaceutiche, le quali non possono esimersene
accampando la scusante delle ingenti spese cui dovrebbero
fare fronte, perché è notorio che spendono
abitualmente miliardi in false sperimentazioni al solo
scopo di propiziarsi il consenso dei medici sperimentatori,
come è chiaramente balzato all' attenzione dei
Media durante il più recente scandalo nazionale.
Gli Organismi di controllo, statali ed internazionali,
dovranno dare priorità assoluta a quegli studi
che l' industria farmaceutica non ha alcun interesse
a realizzare: studi su farmaci non brevettabili ( fitogemmoterapici
o omeopatici ), trattamenti non farmacologici, studi
di confronto fra più farmaci, ricerche sulla
cura di malattie che rivestono poco interesse commerciale).
A livello nazionale ed internazionale deve potersi formare
una sinergia fra operatori sanitari ed Organizzazioni
di pazienti di specifiche malattie, che ne esercitano
il controllo, per sviluppare ricerche e sperimentazioni.
Fortunatamente le interconnessioni fra società
civile rappresentata abitualmente da associazioni non
governative di pazienti, semplici cittadini, volontariato,
associazioni di consumatori ed utenti ed organizzazioni
professionali si sta sviluppando autonomamente, anche
se spesso queste sinergie vengono sfruttate nell' interesse
della Industrie, come dimostrato dal recente caso giudiziario
emerso dalla scoperta di un articolato progetto di pressione
pubblica che prevedeva il coinvolgimento di giornalisti,
opinion leader medici, associazioni di cittadini, interventi
di uomini politici, mobilitazione di sindacati, programmato
dalla nota multinazionale Pfizer
contro la Regione Toscana colpevole di aver
deliberato ragionevoli limiti all' utilizzo di certe
terapie.
Devono inoltre, da parte pubblica, essere identificate
nuove aree di ricerca per le malattie che necessitano
di progressi terapeutici. I pazienti devono abbandonare
il ruolo di cavie arruolate per diventare i veri protagonisti
delle ricerche cliniche. Sono loro che devono scegliere
i criteri di valutazione, come ad esempio la qualità
della vita e gli oneri dell' assistenza. Gli esiti delle
ricerche devono essere valutati secondo i criteri messi
a punto dalla moderna "
medicina basata sull' evidenza". La
medicina basata sull' evidenza è il nuovo metodo
di valutazione dell' efficacia terapeutica di qualsiasi
intervento, che si avvale di continue revisioni di tutta
la letteratura pubblicata in un certo periodo di osservazione,
su un particolare argomento medico.
Spesso queste revisioni, che consistono nell' esaminare
tutti i risultati pubblicati sulle riviste scientifiche,
portano ad un drastico ridimensionamento delle aspettative
ingenuamente coltivate per decenni.
Infine, ma elemento determinante di tutto questo discorso,
è necessario che la formazione di base e l' aggiornamento
continuo dei medici e degli altri operatori sanitari
sia completamente indipendente dall' Industria produttrice
di medicinali. [Sotto questo aspetto, in Italia le prospettive
attuali sono esattamente il contrario, come i lettori
hanno sicuramente appreso dai Media in questi ultimi
mesi]. I Comitati Etici,
che sono abitualmente coinvolti in tutte le sperimentazioni
che si svolgono negli ambienti sanitari, cliniche universitarie
ed ospedali, dovranno garantire che i risultati delle
ricerche siano resi pubblici mentre i giornalisti scientifici,
i Comitati editoriali e gli Editori devono assolutamente
verificare le loro fonti, dopo aver sentito il parere
di esperti informati ed imparziali.
Il lettore delle ultime righe dedurrà sicuramente
che tutto quello ivi scritto è ovvio e naturale.
Tuttavia, la realtà del mercato farmaceutico
esprime sempre l' esatto contrario. Ecco perché
è essenziale che l' opinione pubblica italiana,
resa edotta dal problema, inizi una battaglia affinché
tutto quanto scritto dal comitato ISDB
venga rigorosamente applicato anche nel nostro paese.
GIORGIO
VITALI
Presidente
Federazione Naz. Quadri Informazione Scientifica e Ricerca.