03/03/2004



 


FLESSIBILITA' E TERZIARIO: IL FUTURO CHE CI ASPETTA

Interviste a

D. Masi S. Salvemini R.Vacca D.Ippaso

Come annunciato nella precedente edizione del nostro periodico, il 5 febbraio 2004 si è svolto nella sede della Confcommecio di Roma, Piazza Gioacchino Belli, 2, un interessante convegno, che ha evidenziato i risultati della ricerca previsionale "FLEXO 2008-Le prospettive della flessibilità nelle aziende del terziario", realizzata dalla S3.Studium e promossa dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, l'Ente Bilaterale Nazionale Terziario, Formanconf, Performa e Tk Consultant. All'incontro, i cui lavori sono stati coordinati da Andrea Pancani, Caporedattore de La 7 hanno partecipato Domenico De Masi, Preside della Facoltà di Scienze della Comunicazione all'Università "La Sapienza" di Roma, Alessandro Vecchietti, Responsabile Area Legislazione d'Impresa Confcommercio, e Giuseppe Zabbatino, Direttore Ente Bilaterale Nazionale Terziario, nonchè i nove esperti, che hanno composto il panel della ricerca, scelti tra i più competenti ed eterogenei per area di azione professionale (Alfio Catalano, Presidente dell'Ordine Nazionale dei Consulenti del lavoro, Antonio Maria Chiesi, Professore di Metodologia delle scienze sociali all'Università di Trento, Marco Depopolo, Professore di Psicologia del lavoro e delle organizzazioni all'Università di Bologna, Marinella Giovine, Dirigente di ricerca Isfol, Francesco Liso, Professore di Relazioni Industriali all'Università di Brescia, Serafino Negrelli, Professore di Relazioni Industriali all'Università di Brescia, Severino Salvemini, Professore di Organizzazione aziendale all'Università "Bocconi" di Milano, Paolo Sestito, Consigliere economico del Ministero del Lavoro, Maurizio Sorcioni, Responsabile della comunicazione di Italia Lavoro. Cosa ne è scaturito? Flexo 2008 ha lanciato un bilancio preventivo della Legge Biagi: secondo gli esperti consultati l'impatto della nuova legge sarà destabilizzante per i lavoratori, privati di tutela economica e di strumenti di reinserimento;la flessibilità,punto nodale della legge, sarà lo stimolo per la crescita dell'occupazione, anche se l'assenza di forme di regolazione sociale da affiancare alla flessibilità si rivelerà, nel medio-lungo termine. Ancora, vecchie e nuove sfide si affacciano per gli anni a venire: c'è sfiducia nei confronti della macchina pubblica, giudicata incapace di accompagnare il cambiamento. La devolution, che prevede lo sviluppo della normativa regionale e delle competenze decentrate, porterà ad una prosecuzione dei conflitti interistituzionali, anche sul terreno delle politiche del lavoro. E le aziende italiane dovranno avere la capacità di riorganizzarsi per sfruttare al meglio le opportunità di crescita che la flessibilità porta con sé. Quattro le soluzioni proposte: modelli organizzativi variabili, percorsi di carriera trasversalirispetto ai confini della singola impresa, remunerazione variabile in base ai risultati, esternalizzazione delle funzioni aziendali. uno svantaggio per le imprese. Il convegno è stato anche un'occasione per fare alcune interviste per mettere a fuoco alcuni aspetti di una tematica sociale così importante il cui sviluppo indubbiamente determinerà il futuro di tante persone, giovani o meno giovani, ancora disoccupati o "affetti" da un cronico precariato.

Prof. De Masi, attualmente quali strategie potrebbero aiutare i giovani a collocarsi nel mondo del lavoro?
La strategia della società post-industriale dovrebbe, a mio avviso, ridistribuire il lavoro, quindi la ricchezza ed il potere attraverso la ridistribuzione del sapere. Dobbiamo avere dei giovani che siano preparati, anche capaci di affrontare una certa gamma di mansioni non soltanto iperspecialistiche; occorrerà inoltre ridurre drasticamente l’orario di lavoro, se non altro introducendo maggiore part-time. In Olanda e in Danimarca, dove c’è il 36% di part-time, c’è il 4% di disoccupazione.
Ma il part-time comporta una consistente riduzione del reddito!
Certo! Molti preferiscono lavorare part-time, in modo sicuro, anziché essere completamente disoccupati.
Potrebbe essere possibile abbinare più part-time?
In Danimarca ed in Olanda questo è possibile.
In Italia quali sono le percentuali del part-time?
Il 6% contro il 22% dell’Inghilterra.
Sarebbe quindi uno buon strumento?
Indubbiamente un buon aiuto perché, vede, i problemi complessi non si risolvono con una soluzione semplice, ma richiedono una soluzione complessa; da una parte, quindi, il tele-lavoro che consiglierebbe di far lavorare anche persone in zone decentrate, handicappati, etc; dall’altro il part-time o certi altri tipi di flessibilità. L’insieme di tutto ciò può risolvere il problema della disoccupazione. Fidarsi tutti e solo della flessibilità, intesa come potere di licenziare, non risolve nulla! Apparentemente le statistiche migliorano, ma poi la realtà sociale peggiora!

La flessibilità e l’organizzazione del lavoro del futuro, cosa può offrire ai giovani?
Un ruolo abbastanza complesso - sottolinea Severino Salvemini, Professore di Organizzazione aziendale all'Università "Bocconi" di Milano- che può essere ricoperto da una persona che ha competenze che scaturiscono dalla scuola, dall’università, e non solo, in una logica di formazione continua a condizione che le persone siano molto disponibili a muoversi e che la mobilità territoriale, nazionale, settoriale etc, sia alta. Esistono moltissime posizioni di lavoro che in questo momento non vengono ricoperte come, ad esempio, in Veneto semplicemente perché le persone preferiscono stare a Roma, a Napoli e non muoversi. Ci sono poi delle posizioni che possono essere ricoperte in Spagna se c’è la disponibilità ad andare e ritornare oppure altre ancora che possono essere ricoperte in settori attigui che magari le persone non vogliono svolgere perché preferiscono rimanere affezionati al loro luogo o al loro settore. E’importante che ci sia, come ho detto, la predisposizione a muoversi.
Sul piano del reddito, come potrà essere raggiunta una maggiore stabilità economica, fermo restando la precarietà determinata dai lavori a termine?.
Dipende da quale è lo stadio del lavoro di cui parliamo. Se ci riferiamo alle persone che entrano da giovani nel mercato del lavoro, sicuramente una delle cose che loro dovranno prendere in seria considerazione è la disponibilità ad affrontare una precarietà che è sicuramente più alta rispetto al passato, ma che si stabilizzerà nel tempo a secondo della loro competenza. Ai giovani bisogna ricordare che la sicurezza del posto di lavoro, la stabilità, il presidio dell’attività saranno sempre più mantenuti a condizione che essi investano sulle loro competenze. Prepararsi, prepararsi, muoversi, muoversi!
Una sua opinione sul part-time.
Il contratto specifico del part-time non dà sicurezza, in quanto purtroppo è precario, ma se è la fase d’ingresso nel mondo del lavoro, in un certo senso, il cavallo di Troia che consente ai giovani di entrare nel mercato del lavoro, successivamenteforse consentirà una stabilizzazione se i giovani sapranno farsi apprezzare nelle loro competenze.

Un altro qualificato consiglio utile per giovani e meno giovani viene dal noto futurologo Prof. Roberto Vacca (Docente di Automazione del calcolo, che è stato professore di Calcolatori elettronici all'Università di Roma, di Ingegneria dei sistemi al Politecnico di Milano e di Qualità globale a Perugia e Cagliari. E' direttore di ricerca all'Isis (Istituto di studi per l'integrazione dei sistemi). Consulente in ingegneria dei sistemi, management e previsione tecnologica, nonché di saggi tra cui Consigli a un giovane manager (1999), Il Medioevo prossimo venturo (2000), Anche tu fisico (2000) e di opere di narrativa, come Una sorta di traditori (1997) e La morte di megalopoli (2001))
Il mio consiglio è uno solo, lo do da parecchi anni e funziona bene - ribadisce con orgoglio il brillante professore che ho avuto la fortuna di conoscere in occasione del convegno –“ogni giorno che passa impara sempre una cosa nuova e magari più di una; se lo fai, ti cambia la vita, se lo facessimo tutti, cambieremmo il mondo”. Bisogna ricordarsi che s’impara anche a scuola, non soltanto a scuola, ma nel nostro paese dal punto di vista ”Scuola” siamo abbastanza disastrati perché scuole avanzate non se ne fanno. I governi sono colpevoli e le industrie ancora di più. Bisogna imparare le cose dove è possibile. Attualmente una buona notizia: tutti i manuali del Massachusset Technology li stanno mettendo on –line e gratis!
Lo sviluppo della telematica e dell’informazione via internet in che modo potrebbe contribuire a creare "realmente" lavoro?
Potrebbe e anche molto, ma il pubblico spesso è molto timido, soprattutto a causa del fatto che il livello culturale medio italiano è molto basso. Un’altra cosa molto grave è che in Italia nessuno ha mai provato a misurare quale è questo livello medio di cultura e non sappiamo neanche quanti analfabeti abbiamo. C’è da dubitare che siano moltissimi, soprattutto analfabeti di ritorno che fanno dei lavori piuttosto bassi e vili e poi guardano la televisione e non leggono, non scrivono, quindi sono analfabeti operativi.
Il fattore economico dei costi può rappresentare ancora un ostacolo per la diffusione dei computer e della rete internet ?
Non più tanto perché oggi chi vuole un computer vecchio di quattro o cinque anni può averlo a costo zero. Il vero problema invece è determinato dal fattore culturale. Qui in Italia, purtroppo, spesso si parla di stupidaggini, ci sarebbe da rifare un po’ tutto! "In Italia spesso- diceva Primo Levigli italiani parlano di cucina, di calcio e di donne”. E’ ora che si accorgano che il mondo è ben più grande di così!
Quale futuro per gli operatori dell’on-line?
Diffondete cultura dove la trovate, prendetela e trasmettetela. Il guaio sta nel fatto che è ancora difficile farsi pagare!

Per un ultimo parere sulla flessibilità come strumento per il futuro dei lavoratori, la parola a Davide Ippaso, Segretario della Confcommercio di Pesaro che invita a prendere in considerazione in maniera differente il termine “flessibilità”, perché occorre vedere se la si riferisce al monte orario, o alle diverse possibilità che uno ha nella propria vita di rigenerarsi con altri lavori, di non rimanere nella fase della precarietà
A suo avviso, l’incontro di oggi ha messo in luce l’ aspetto da lei ora evidenziato?
No!
Perché?
In quanto c’è un grossissimo divario tra quello che è il mondo gestito dai nostri politici e dai tecnici, e che è un mondo surreale, astratto, forse con strumenti molto buoni, ma che poi mal si applicano alla vita reale. Secondo me, bisognerebbe prima di tutto capire perfettamente qual è la vita reale, il mondo reale, quali sono le difficoltà delle persone, come agiscono le persone, come vengono assunte, come vengono pagate. Chi ci amministra, di qualunque gruppo politico sia, dovrebbe cominciare a scendere dal “piedistallo” perché la vita reale è differente da quella che un politico percepisce. Si tratta di parlare di vita vissuta, di problemi per tirare a campare fino a fine mese con gli stipendi che si hanno! Non è possibile vedere un ragazzo di 24 anni che con la fine dell’apprendistato viene a trovarsi senza lavoro in quanto non è più spendibile sul mercato poiché l’azienda non ha vantaggi nella sua assunzione.
Ma la flessibilità, e qui vorrei arrivare al punto, è uno strumento applicato a tutte le categorie di lavoratori oppure presuppone delle eccezioni?
La flessibilità è applicata solo ai privati mentre, come oggi è emerso nel corso di qualche intervento, non è applicato al pubblico impiego. Non è giusto che ci siano delle sacche di lavoro “garantite” anche in presenza di una bassa produttività e di un basso livello qualitativo. Il discorso fatto prima con i colleghi dei sindacati ha evidenziato che il decreto Biagi è nato con un’anima e con strumenti molto buoni. Gli strumenti sono rimasti, ma l’anima è stata completamente svuotata in quanto non c’è più la tutela del lavoratori, che prima erano co-co-co, un modo come un altro per avere del precariato a basso costo; dunque il diritto del lavoratore non era tutelato e chi aveva la garanzia maggiore era l’imprenditore che poteva licenziare .
La legge Biagi quali novità sta comportando?
Ce lo stiamo chiedendo!
A suo avviso Biagi quale obiettivo voleva realizzare?
Forse quello di ridare linfa vitale a quel precariato che era sotto la mannaia delle Co.Co.Co.

Chi dovrebbe vigilare sull’applicazione reale di questa legge?
Il nostro governo. Da precisare, comunque, che c’ è ancora tutto il 2004 per dare l’opportunità di modificare le Co.Co.Co in prestazioni a progetto.

Il futuro vive di tempo infinito, mentre invece tanti giovani uomini e donne hanno solo un tempo limitato per riuscire a conquistare un dignitoso futuro lavorativo che possa farli sentire, finalmente, e a buon titolo, "cittadini europei". Aiutarli in questo naturale percorso di vita è un dovere inderogabile!

MARIA ROSARIA SANGIUOLO

 

 

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