Come annunciato nella precedente
edizione del nostro periodico, il 5
febbraio 2004 si è svolto
nella sede della Confcommecio di Roma, Piazza
Gioacchino Belli, 2, un interessante convegno,
che ha evidenziato i risultati della ricerca previsionale
"FLEXO 2008-Le
prospettive della flessibilità nelle aziende
del terziario", realizzata
dalla S3.Studium
e promossa dal Ministero
del Lavoro e delle Politiche Sociali, l'Ente Bilaterale
Nazionale Terziario, Formanconf, Performa
e Tk Consultant. All'incontro, i cui lavori sono
stati coordinati da Andrea Pancani, Caporedattore
de La 7 hanno
partecipato Domenico
De Masi, Preside
della Facoltà di Scienze della Comunicazione
all'Università "La Sapienza"
di Roma, Alessandro
Vecchietti,
Responsabile Area Legislazione
d'Impresa Confcommercio, e Giuseppe
Zabbatino, Direttore
Ente Bilaterale Nazionale Terziario, nonchè
i nove esperti, che hanno composto il panel della
ricerca, scelti tra i più competenti ed
eterogenei per area di azione professionale (Alfio
Catalano, Presidente dell'Ordine Nazionale
dei Consulenti del lavoro, Antonio Maria Chiesi,
Professore di Metodologia delle scienze sociali
all'Università di Trento, Marco Depopolo,
Professore di Psicologia del lavoro e delle organizzazioni
all'Università di Bologna, Marinella
Giovine, Dirigente di ricerca Isfol, Francesco
Liso, Professore di Relazioni Industriali
all'Università di Brescia, Serafino
Negrelli, Professore di Relazioni Industriali
all'Università di Brescia, Severino
Salvemini, Professore di Organizzazione aziendale
all'Università "Bocconi" di Milano,
Paolo Sestito, Consigliere economico
del Ministero del Lavoro, Maurizio Sorcioni,
Responsabile della comunicazione di Italia Lavoro.
Cosa ne è
scaturito? Flexo
2008 ha
lanciato un bilancio preventivo della Legge
Biagi: secondo gli esperti consultati
l'impatto della nuova legge sarà destabilizzante
per i lavoratori, privati
di tutela economica e di strumenti di reinserimento;la
flessibilità,punto nodale della legge,
sarà lo stimolo per la crescita dell'occupazione,
anche se l'assenza di forme di regolazione sociale
da affiancare alla flessibilità si rivelerà,
nel medio-lungo termine. Ancora, vecchie e nuove
sfide si affacciano per gli anni a venire: c'è
sfiducia nei confronti della macchina pubblica,
giudicata incapace di accompagnare il cambiamento.
La devolution,
che prevede lo sviluppo della normativa
regionale e delle competenze decentrate, porterà
ad una prosecuzione dei conflitti interistituzionali,
anche sul terreno delle politiche del lavoro.
E le aziende italiane dovranno avere la capacità
di riorganizzarsi per sfruttare al meglio le opportunità
di crescita che la flessibilità porta con
sé. Quattro
le soluzioni proposte: modelli
organizzativi variabili, percorsi di carriera
trasversalirispetto ai confini della singola impresa,
remunerazione variabile in base ai risultati,
esternalizzazione delle funzioni aziendali. uno
svantaggio per le imprese.
Il convegno è stato anche un'occasione
per fare alcune interviste per mettere a fuoco
alcuni aspetti di una tematica sociale così
importante il cui sviluppo indubbiamente determinerà
il futuro di tante persone, giovani o meno giovani,
ancora disoccupati o "affetti"
da un cronico precariato.
Prof.
De Masi, attualmente quali strategie potrebbero
aiutare i giovani a collocarsi
nel
mondo del lavoro?
La strategia della società post-industriale
dovrebbe, a mio avviso, ridistribuire il lavoro,
quindi la ricchezza ed il potere attraverso la
ridistribuzione del sapere. Dobbiamo
avere dei giovani che siano preparati, anche capaci
di affrontare una certa gamma di mansioni non
soltanto iperspecialistiche; occorrerà
inoltre ridurre drasticamente l’orario di lavoro,
se non altro introducendo maggiore part-time.
In Olanda e in Danimarca, dove c’è il 36%
di part-time, c’è il 4% di disoccupazione.
Ma il part-time
comporta una consistente riduzione del reddito!
Certo! Molti preferiscono lavorare part-time,
in modo sicuro, anziché essere completamente
disoccupati.
Potrebbe essere
possibile abbinare più part-time?
In Danimarca ed in Olanda questo è possibile.
In Italia quali
sono le percentuali del part-time?
Il 6% contro il 22% dell’Inghilterra.
Sarebbe quindi uno
buon strumento?
Indubbiamente un buon aiuto perché, vede,
i problemi complessi non si risolvono con una
soluzione semplice, ma richiedono una soluzione
complessa; da una parte, quindi, il tele-lavoro
che consiglierebbe di far lavorare anche persone
in zone decentrate, handicappati, etc; dall’altro
il part-time o certi altri tipi di flessibilità.
L’insieme di tutto ciò può risolvere
il problema della disoccupazione. Fidarsi tutti
e solo della flessibilità,
intesa come potere
di licenziare, non risolve nulla!
Apparentemente le statistiche migliorano, ma poi
la realtà sociale peggiora!
La
flessibilità e l’organizzazione del lavoro
del futuro, cosa può offrire ai giovani?
Un ruolo abbastanza complesso -
sottolinea Severino
Salvemini,
Professore di Organizzazione aziendale all'Università
"Bocconi" di Milano- che può
essere ricoperto da una persona che ha
competenze che scaturiscono dalla scuola, dall’università,
e non solo, in una logica di formazione continua
a condizione che le persone siano molto disponibili
a muoversi e che la mobilità territoriale,
nazionale, settoriale etc, sia alta. Esistono
moltissime posizioni di lavoro che in questo momento
non vengono ricoperte come, ad esempio, in Veneto
semplicemente perché le persone preferiscono
stare a Roma, a Napoli e non muoversi. Ci sono
poi delle posizioni che possono essere ricoperte
in Spagna se c’è la disponibilità
ad andare e ritornare oppure altre ancora che
possono essere ricoperte in settori attigui che
magari le persone non vogliono svolgere perché
preferiscono rimanere affezionati al loro luogo
o al loro settore. E’importante che ci sia, come
ho detto, la predisposizione a muoversi.
Sul piano del reddito,
come potrà essere raggiunta una maggiore
stabilità economica, fermo restando la
precarietà determinata dai lavori a termine?.
Dipende da quale è lo stadio del lavoro
di cui parliamo. Se ci riferiamo alle persone
che entrano da giovani nel mercato del lavoro,
sicuramente una delle cose che loro dovranno prendere
in seria considerazione è la disponibilità
ad affrontare una precarietà che è
sicuramente più alta rispetto al passato,
ma che si stabilizzerà nel tempo a secondo
della loro competenza. Ai giovani bisogna ricordare
che la sicurezza del posto di lavoro, la stabilità,
il presidio dell’attività saranno sempre
più mantenuti a condizione che essi investano
sulle loro competenze. Prepararsi, prepararsi,
muoversi, muoversi!
Una sua opinione
sul part-time.
Il contratto specifico del part-time
non dà sicurezza, in quanto purtroppo è
precario, ma se è la fase d’ingresso nel
mondo del lavoro, in un certo senso,
il cavallo di Troia che consente
ai giovani di entrare nel mercato del lavoro,
successivamenteforse consentirà una stabilizzazione
se i giovani sapranno farsi apprezzare nelle loro
competenze.
Un altro qualificato consiglio
utile per giovani e meno giovani viene dal noto
futurologo Prof. Roberto
Vacca (Docente di Automazione
del calcolo, che è stato professore di
Calcolatori elettronici all'Università
di Roma, di Ingegneria dei sistemi al Politecnico
di Milano e di Qualità globale a Perugia
e Cagliari. E' direttore di ricerca all'Isis
(Istituto di studi per l'integrazione dei sistemi).
Consulente in ingegneria dei sistemi, management
e previsione tecnologica, nonché di saggi
tra cui Consigli a un giovane manager
(1999), Il Medioevo prossimo venturo
(2000), Anche tu fisico (2000) e di opere
di narrativa, come Una sorta di traditori
(1997) e La morte di megalopoli (2001))
Il mio consiglio è uno solo, lo do da parecchi
anni e funziona bene - ribadisce con orgoglio
il
brillante
professore che ho avuto la fortuna di conoscere
in occasione del convegno –“ogni giorno che
passa impara sempre una cosa nuova e magari più
di una; se lo fai, ti cambia la vita, se lo facessimo
tutti, cambieremmo il mondo”. Bisogna ricordarsi
che s’impara anche a scuola, non soltanto a scuola,
ma nel nostro paese dal punto di vista ”Scuola”
siamo abbastanza disastrati perché scuole
avanzate non se ne fanno. I governi sono colpevoli
e le industrie ancora di più. Bisogna imparare
le cose dove è possibile. Attualmente una
buona notizia: tutti i manuali del Massachusset
Technology li stanno mettendo
on –line e gratis!
Lo sviluppo della
telematica e dell’informazione via internet in
che modo potrebbe contribuire a creare "realmente"
lavoro?
Potrebbe e anche molto, ma il pubblico spesso
è molto timido, soprattutto a causa del
fatto che il livello culturale medio italiano
è molto basso. Un’altra cosa molto grave
è che in Italia nessuno ha mai provato
a misurare quale è questo livello medio
di cultura e non sappiamo neanche quanti analfabeti
abbiamo. C’è da dubitare che siano moltissimi,
soprattutto analfabeti di ritorno che
fanno dei lavori piuttosto bassi e vili e poi
guardano la televisione e non leggono, non scrivono,
quindi sono analfabeti operativi.
Il fattore economico
dei costi può rappresentare ancora un ostacolo
per la diffusione dei computer e della rete internet
?
Non più tanto perché oggi chi vuole
un computer vecchio di quattro o cinque anni può
averlo a costo zero. Il vero problema invece è
determinato dal fattore culturale. Qui in Italia,
purtroppo, spesso si parla di stupidaggini, ci
sarebbe da rifare un po’ tutto! "In Italia
spesso- diceva Primo
Levi –gli italiani parlano
di cucina, di calcio e di donne”. E’ ora
che si accorgano che il mondo è ben più
grande di così!
Quale futuro per
gli operatori dell’on-line?
Diffondete cultura dove la trovate, prendetela
e trasmettetela. Il guaio sta nel fatto che è
ancora difficile farsi pagare!
Per un ultimo parere sulla
flessibilità come strumento per il futuro
dei lavoratori, la parola a Davide
Ippaso, Segretario della Confcommercio
di Pesaro che invita a prendere in considerazione
in maniera differente il termine “flessibilità”,
perché occorre vedere se la si riferisce
al monte orario, o alle diverse possibilità
che uno ha nella propria vita di rigenerarsi con
altri lavori, di non rimanere nella fase della
precarietà
A suo avviso, l’incontro
di oggi ha messo in luce l’ aspetto da lei ora
evidenziato?
No!
Perché?
In quanto c’è un grossissimo divario tra
quello che è il mondo gestito dai nostri
politici e dai tecnici, e che è un mondo
surreale, astratto, forse con strumenti molto
buoni, ma che poi mal si applicano alla vita reale.
Secondo me, bisognerebbe prima di tutto capire
perfettamente qual è la vita reale, il
mondo reale, quali sono le difficoltà delle
persone, come agiscono le persone, come vengono
assunte, come vengono pagate. Chi ci amministra,
di qualunque gruppo politico sia, dovrebbe cominciare
a scendere dal “piedistallo”
perché la vita reale è differente
da quella che un politico percepisce. Si tratta
di parlare di vita vissuta, di problemi per tirare
a campare fino a fine mese con gli stipendi che
si hanno! Non è possibile vedere un ragazzo
di 24 anni che con la fine dell’apprendistato
viene a trovarsi senza lavoro in quanto non è
più spendibile sul mercato poiché
l’azienda non ha vantaggi nella sua assunzione.
Ma la flessibilità,
e qui vorrei arrivare al punto, è uno strumento
applicato a tutte le categorie di lavoratori oppure
presuppone delle eccezioni?
La flessibilità è applicata solo
ai privati mentre, come oggi è emerso nel
corso di qualche intervento, non è applicato
al pubblico impiego. Non è giusto che ci
siano delle sacche di lavoro “garantite” anche
in presenza di una bassa produttività e
di un basso livello qualitativo. Il discorso fatto
prima con i colleghi dei sindacati ha evidenziato
che il decreto Biagi
è nato con un’anima e con
strumenti molto buoni. Gli strumenti sono rimasti,
ma l’anima è stata completamente svuotata
in quanto non c’è più la tutela
del lavoratori, che prima erano co-co-co, un modo
come un altro per avere del precariato a basso
costo; dunque il diritto del lavoratore non era
tutelato e chi aveva la garanzia maggiore era
l’imprenditore che poteva licenziare .
La legge Biagi quali
novità sta comportando?
Ce lo stiamo chiedendo!
A suo avviso Biagi
quale obiettivo voleva realizzare?
Forse quello di ridare linfa vitale a quel precariato
che era sotto la mannaia delle Co.Co.Co.
Chi dovrebbe vigilare
sull’applicazione reale di questa legge?
Il nostro governo. Da precisare, comunque, che
c’ è ancora tutto il 2004 per dare l’opportunità
di modificare le Co.Co.Co in prestazioni a progetto.
Il futuro vive di tempo infinito, mentre invece
tanti giovani uomini e donne hanno solo un tempo
limitato per riuscire a conquistare un dignitoso
futuro lavorativo che possa farli sentire, finalmente,
e a buon titolo, "cittadini europei".
Aiutarli in questo naturale percorso di vita è
un dovere inderogabile!
MARIA ROSARIA SANGIUOLO